Fuori Salone 2011: una breve ed intensa avventura in Zona Ventura Lambrate

La seconda giornata al Fuori Salone 2011 della nostra inviata Alessandra Remedi

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    E’ tornato il sole, dopo la tempesta di ieri sera. Ci inoltriamo nella zona Ventura Lambrate, galvanizzati da ben due caffè doppi, elegantemente sollecitati dal Giorgio nazionale; lui si che conosce i percorsi ed è abilissimo, in men che non si dica mi ritrovo catapultata in un nuovo mondo. Una giornata a dir poco stimolante, passata ad attraversare le molte gallerie, studi di architettura e shops che hanno spalancato le  porte a designers di tutto il mondo: Libano, Israele, Polonia, Inghilterra, Australia, Canada, Francia e Germania e, soprattutto Paesi Bassi, presenti in più di una presentazione. Ovviamente anche l’Italia.

    Le costruzioni moderne, i lunghi viali bianchi delle gallerie, circondate da alberi ben disposti, da sassi scultorei e dagli edifici contemporanei, dalla connotazione internazionale e, le immense vetrate laddove l’outside e inside si mimetizzano con il vociferare di cosi tante lingue diverse fanno davvero credere di poter essere ovunque.

    Il Fuori Salone del quartiere Ventura Lambrate si manifesta da subito molto ben organizzato il che rende tutto più facile e immediato.I designers dimostrano un’accoglienza tipica di coloro che vivono l’enterior come un segno di profonda ricerca che nulla ha a che vedere con la strategia aziendale.

    La prima galleria che incontro, è una galleria permanente; PLUS DESIGN che accoglie pezzi davvero diversi ed unici – Come peraltro in tutte le presentazioni viste nella Zona Ventura Lambrate.

    Sedie e poltrone lavorate a crochet, molti tappeti murali, fra i quali il tappeto “window frames”: varie cornici colorate che lasciano intravedere dalla finestra un mondo rigato. Molti altri pezzi di design in vari materiali che vanno dal marmo alle resine – fra cui un bellissimo tavolo di resine colorate stratificate – su cui poggia la lampada crochet.

    Pochi passi più in là e mi addentro in un meraviglioso e modernissimo cortile nel quale si susseguono numerose gallerie. Mi colpisce immediatamente un tavolo in marmo che giace in cortile, dall’aspetto maestoso ma sdrammatizzato dalle sue multi gambe antropomorfe che paiono farlo danzare  pur non tradendo l’insita bellezza, mi avvicino e leggo divertita che è stato battezzato “Paso Doble”. Scopro che è di Emmanuel Babled, un designer che conosco da molti anni e che ho sempre apprezzato; francese di nascita ma italiano di adozione. La galleria “Rien de 9 “ presenta una serie di pezzi di Babled accostati alle lampade di Kundalini- Altro designer/amico dalla variopinta creatività e indubbia estetica.

    Giro l’angolo e vengo attratta irresistibilmente da pezzi le cui forme ricordano i bastoncini dalle evidenti giunture: divani, pouff, poltrone sono realizzati con un intreccio di XXX di polietilene. A dimostrazione di come e quanto il recupero possa essere intelligentemente trasformato in pezzi che tutti vorremmo avere.

    Nel percorso verso l’uscita, mi accorgo di  aver saltato la prima galleria, e di aver rischiato cosi di essermi fatta sfuggire una delle più belle presentazioni…Patricia Urquiola interpreta il mondo animale e vegetale per mezzo del vetro soffiato di Murano, grazie alla Galleria Venice Projects, che annovera una fornace i cui maestri sono abituati a realizzare veri e propri pezzi d’arte di artisti di tutto il mondo del calibro di Rauschenberg, Lucio Fontana ecc. Il progetto a cui ha aderito Patricia Urquiola, affiancando artisti e designers della scena contemporanea internazionale si chiama Glasstress 2011 . La maestria artigianale, il talento di un designer internazionale e la creazioni di pezzi d’arte dal forte aspetto ludico.

    Ancora incantata, mi avvio sulla strada, seguendo il percorso dell’efficientissima mappa. Altro cortile, altre presentazioni, ma questa volta gli spazi sono ex fabbriche dimesse. Quale location più adeguata per una giovane designers che raccoglie migliaia di flip flop di gomma, ormai consunte e, la metamorfosi creativa la porta ad ideare magnifici vasi e contenitori multicolors.

    Nell’area accanto, le pareti sono tappezzate di pagine di giornali e mobili, peraltro bellissimi, allestiti qua e là. Mai e poi mai avrei potuto immaginare che dalla carta di giornale, incollata e pressata potesse uscirne del simil legno, ma soprattutto dei pouf, delle scrivanie e delle collane che mi sarei comprata in un nanosecondo.

    Abbandono Via Ventura e mi dirigo verso il blocco successivo. Un cartello indica la presenza dell’evento che aspettavo da tempo: “Promisedesign” New design from Israel. Una mostra che espone moltissimi pezzi di design israeliano,sperimentale si, pezzi realizzati con tecnologie avanzate anche , ma soprattutto 50 autori e più di 65 progetti di cui molti maturi per essere apprezzati dal vasto pubblico. Bellissima la panchina “Bamboo bench” di Gal Ben Arav, segna anch’essa una vocazione al recupero e al GREEN.

    Dopo Israele eccomi approdare paradossalmente a Beirut. La galleria Libanese Carwan, espone una collettiva “Milano does Beirut”. Pezzi di design in edizione limitata firmati da 7 designers.

    Una serie di coloratissimi tappeti “Fléché Rugs”, sospesi, facendo risaltare su fondo bianco, le sfaccettature del colore. Tavoli, librerie, sedie in legno lavorato e curvato con maestria e dall’aspetto sofisticato, ispirati anch’essi agli anni’50 /70.

    Ed infine un progetto davvero appassionante. Un gruppo di aziende venete , hanno chiesto a designers internazionali di creare un progetto “When design meets craftsmanship”. La tradizione artigianale italiana a servizio del design internazionale; una fusione vincente laddove maestria e creatività si incrociano nella realizzazione di pezzi molto diversi fra di loro e dai molteplici materiali; lampade con la base in marmo e il bulbo in vetro, paiono come fiori in un giardino. Tavoli dal design anni’50 in legno perfettamente tornito e curvato in un unico pezzo e, sgabelli in marmo estremamente chic.

    Mi colpiscono senza esclusioni, l’indubbio talento e le “multi idee”; potrei definire il Fuori Salone Zona Ventura Lambrate, una fucina di idee, il laboratorio del pensiero creativo, la culla appassionata della ricerca, laddove le tendenze parlano chiaramente di recupero abilmente trasformato senza tradire l’estetica , grande capacità di accostamenti cromatici, molti tappeti come murales, e il tema della natura onnipresente.

    Ci congediamo, per nulla affaticati, anzi piuttosto dispiaciuti di lasciare un luogo che per poche ore ci ha fatto credere di poter essere dall’altra parte del mondo.

    Mostro a Giorgio le foto, mi guarda sbalordito e scopre un universo a lui sconosciuto.

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