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Quella sottile linea tra privacy e claustrofobia: perché liberare le finestre potrebbe essere la svolta per il tuo salotto

Vivere senza tende è possibile? Siamo davvero sicuri che siano belle, e soprattutto, necessarie al nostro arredamento? La nuova tendenza delle case contemporanee è tutta da scoprire.

Se vi è mai capitato di fare un giro per i quartieri di Amsterdam, una cosa vi sarà saltata all’occhio più dei muri storti delle case e della loro particolare conformazione: il fatto di poter guardare direttamente dentro salotti e camere da letto, anche con persone dentro. E’ un po’ il mood della città, la sua caratteristica, permettere a chiunque di guardare dentro la propria casa, sia per vanto che semplicemente per accoglienza.

Ma non è questo l’aspetto che ci interessa di più. Ciò che ci interessa capire oggi è perchè dovremmo avere bisogno di tende nelle nostre case, per lo più ricettacolo di batteri e polvere, ostacolo di aria e non meno importante, dispendio importante a livello economico. Oltretutto, ultimamente, vi è la tendenza a cambiare stagionalmente le tende, andando di moda quel che si chiama in gergo tecnico, termoarredo. La nuova scoperta del 21esimo secolo.

 

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Perchè acquistiamo le tende senza porci la domanda più importante: perchè le vogliamo?

Sembra uno scioglilingua, ma è il nodo centrale della questione. Una casa senza tende è spoglia, nuda, come la nostra privacy. Ci sentiamo alla mercè degli altri, dei loro sguardi, dei loro giudizi. Abbiamo vergogna e soprattutto ci vogliamo isolare dal mondo esterno. In più questi tessuti sono belli, morbidi, accoglienti, talvolta colorati e si abbinano perfettamente ai nostri arredi.

Dal punto di vista puramente funzionale, le tende assolvono quindi a tre compiti principali: modulare la luce solare diretta, garantire la privacy dagli sguardi esterni e contribuire all’isolamento termico e acustico della stanza. Se questi tre fattori non rappresentano una criticità nel vostro contesto abitativo, ad esempio perché la casa affaccia su un cortile privato, su un bosco o perché gli infissi di ultima generazione sono già dotati di vetri stratificati basso-emissivi e schermature integrate, la necessità della tenda classica decade quasi del tutto, lasciando spazio a considerazioni di natura estetica e pratica.

Se il vostro problema è la privacy, ma avete delle persiane, anche qui il problema viene meno.

Ci sono contesti specifici in cui le tende si rivelano essere più una scocciatura gestionale e un limite visivo che un reale valore aggiunto per l’abitazione. In presenza di allergie severe, i tendaggi, specialmente quelli pesanti o arricciati, sono tra i più grandi accumulatori di polvere, acari e pollini della casa: diventano un filtro passivo che, ad ogni minimo spostamento d’aria o apertura della finestra, rilascia allergeni nell’ambiente, e per chi soffre di asma o riniti eliminare le tende, o sostituirle con minimali pannelli tecnici lavabili con un colpo di spugna, è spesso una prescrizione medica prima ancora che una scelta di stile.

Nei bagni e nelle cucine di piccole dimensioni, caratterizzati da alti tassi di umidità, fumi e schizzi di grasso, le tende in tessuto tendono a impregnarsi rapidamente di odori e a sviluppare antiestetiche macchie di muffa sui bordi, mentre lo spazio ristretto rende il tessuto un potenziale pericolo di intralcio o di incendio vicino ai fornelli.

Davanti alle portefinestre di frequente passaggio, se per accedere al balcone, al terrazzo o al giardino occorre continuamente scostare, aggirare o spostare pesanti drappeggi, la tenda si trasforma rapidamente in un fastidioso ostacolo quotidiano, destinato ad usurparsi e sporcarsi nei punti di contatto continuo con le mani. E in stanze con panorami mozzafiato o infissi di pregio, se la casa gode di una vista panoramica sulla natura, sullo skyline cittadino o se sono stati installati splendidi infissi in legno massiccio o metallo dal design minimale, coprirli con del tessuto significa nascondere il punto di forza visivo dell’intero immobile: la finestra stessa, in questo caso, deve agire come un quadro incorniciato.

Rinunciare del tutto al tessuto, però, non significa rinunciare al controllo della luce o della riservatezza quando servono davvero. Negli ultimi anni l’industria dei serramenti ha sviluppato una serie di alternative tecniche che risolvono lo stesso problema delle tende senza occupare un solo centimetro di parete e senza accumulare polvere.

Il vetro che diventa opaco in un secondo

La tecnologia più avanzata in questo campo si chiama vetro elettrocromico, disponibile anche come pellicola PDLC da applicare su un vetro esistente. Il principio è semplice quanto sorprendente: tra due strati di materiale conduttivo è racchiuso un cristallo liquido che, senza corrente elettrica, si dispone in modo caotico rendendo il vetro completamente opaco, e che invece si allinea in righe parallele non appena riceve tensione, lasciando passare la luce come un vetro normale. Aziende come Gauzy, con sede in Israele, o la più recente Smarttint, produttrice italiana con base a Milano, forniscono queste pellicole già pronte per l’installazione su vetri esistenti, senza dover sostituire l’intero infisso.

 

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Il comando avviene tramite un piccolo interruttore a parete, un telecomando o l’integrazione diretta con un assistente vocale, e il passaggio da trasparente a opaco richiede meno di un secondo. La stanza mantiene sempre il proprio profilo pulito, senza binari, mensole o tessuto accumulato ai lati della finestra, e la privacy diventa una funzione attivabile su richiesta invece di una condizione permanente imposta da un tendaggio chiuso.

La veneziana che vive dentro il vetro

Una soluzione meno tecnologica ma altrettanto efficace prevede l’inserimento di micro veneziane in alluminio direttamente all’interno della camera d’aria di un doppio o triplo vetro. Il produttore italiano Pellini, specializzato in questo tipo di soluzione dagli anni Novanta, realizza vetrocamere con lamelle orientabili tramite un comando magnetico esterno che agisce sul meccanismo sigillato senza mai aprire il pacchetto vetrato.

Essendo protette dalla polvere e dall’umidità dell’ambiente domestico, queste veneziane interne non richiedono alcuna pulizia periodica, un vantaggio non da poco rispetto alle tradizionali tende a rullo. Quando sollevate, il loro impatto visivo sulla finestra è praticamente nullo, lasciando l’infisso libero di funzionare come una vera cornice sul paesaggio esterno.

Le pellicole che trasformano una finestra qualunque

Per chi cerca una soluzione più economica e installabile senza interventi professionali, le pellicole adesive per vetri restano l’opzione più immediata. Le pellicole a specchio, note anche come mirror spy e prodotte da marchi come 3M o Llumar, di giorno rendono il vetro simile a uno specchio se osservato dall’esterno, garantendo una privacy totale mantenendo la visibilità interna, mentre lo stesso strato riflettente riduce anche l’apporto di calore solare fino al 70 per cento.

Le pellicole satinate geometriche offrono invece un controllo più chirurgico: applicate solo sulla fascia inferiore della finestra, fino a circa 120 centimetri di altezza, bloccano gli sguardi provenienti dalla strada mantenendo la parte superiore del vetro completamente libera, così da lasciare entrare la luce del cielo senza compromessi sulla riservatezza a livello occhi.

Fermare il calore prima che entri

Le soluzioni più efficaci dal punto di vista termico non agiscono sul vetro ma sulla facciata esterna dell’edificio. I frangisole orientabili in alluminio, proposti da produttori europei come Griesser in Svizzera o Warema in Germania, intercettano i raggi solari prima ancora che attraversino il vetro, riducendo il carico termico che altrimenti graverebbe sul condizionatore interno, con un miglioramento dell’efficienza energetica stimato fino al 40 per cento.

 

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Questo tipo di schermatura lascia l’interno del salotto completamente libero da qualsiasi elemento tessile, restituendo alla stanza quella pulizia visiva che nessuna tenda riuscirebbe a garantire nello stesso modo.

Il filtro che respira

Un’ultima strada, più vicina alla biofilia che alla tecnologia, consiste nell’usare la vegetazione come schermo visivo naturale. Piante dal fogliame fitto ma leggero, come il Ficus Benjamina, la Kentia o varietà ricadenti come il Pothos, posizionate sul davanzale interno o su una fioriera arretrata, creano un filtro dinamico che protegge senza bloccare la luce come farebbe un tessuto pesante.

Il filtro vegetale cambia aspetto con le stagioni, si muove con l’aria che entra dalla finestra socchiusa, e restituisce alla stanza la sensazione che tra dentro e fuori non ci sia una barriera netta, ma una zona di transizione viva.

Nella pratica, poche case scelgono una soluzione unica per ogni ambiente, e non è un errore: un bagno cieco può restare senza alcuna schermatura, una camera da letto esposta a est può beneficiare di una pellicola satinata parziale abbinata a un frangisole esterno, mentre un soggiorno con vista panoramica può affidarsi al solo vetro elettrocromico per i rari momenti in cui serve davvero isolarsi dallo sguardo di un vicino. Il filo conduttore resta lo stesso in ogni combinazione: la privacy diventa una funzione da attivare quando necessaria, non un tessuto che resta appeso tutto l’anno a bloccare la luce anche nei giorni in cui nessuno potrebbe comunque vedere dentro casa.

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