La Biennale di Venezia 2021 chiude con numeri da record

Numeri da record per la Biennale di Venezia 2021, che supera le presenze dell'epoca pre-covid grazie al tema attuale dell'inclusione (anche) in tempo di pandemia

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    La Biennale di Venezia 2021 chiude con numeri da record

    Si è chiusa ieri, 21 novembre 2021, la 17esima Biennale di Architettura di Venezia, uno degli appuntamenti di design del mese di novembre più attesi dagli addetti ai lavori e dai cultori della disciplina. La storica manifestazione, quest’anno curata da Hashim Sarkis, che l’ha battezzata con il titolo “How will we live together?”, si è conclusa in bellezza, con numeri da record capaci di far dimenticare, almeno per un attimo, le tante limitazioni che l’hanno caratterizzata nell’era covid.

    Con oltre 300 mila presenze registrate, l’affluenza è risultata migliore del 2018 e, quindi, precedentemente all’emergenza sanitaria, di cui il 32% è costituito da visitatori sotto i 26 anni.

    L’evento si è concluso, tra l’altro, proprio nei giorni in cui non molto lontano, a Torino, si stava svolgendo un’altra manifestazione legata al tema dell’architettura e del design: Restructura.

    IL SUCCESSO DELLA BIENNALE 2021

    La gran parte dei visitatori è stata italiana, soprattutto veneziana o delle zone limitrofe, e ha deciso di partecipare all’esposizione con la propria famiglia, anche se non sono mancati ragazzi, professionisti di ogni età.

    Come ha evidenziato Roberto Cicutto, presidente della Biennale, c’è stato un sentimento generale di consapevolezza dell’importanza della cultura nella vita quotidiana, fondamentale per comprendere ciò che è accaduto nel mondo negli ultimi anni, soprattutto, e in un passato più lontano. Il contributo di Hashim Sarkis, che ha progettato la Biennale ben prima del covid e l’ha vista finalmente realizzata dopo il rinvio del 2021, “l’ha resa ancora più attuale e necessaria”, prosegue Cicutto.

    IL TEMA DELLA BIENNALE 2021

    Il tema della mostra, del resto, calza alla perfezione in un periodo come quello che stiamo vivendo. Il curatore ha puntato l’attenzione sulle grandi piaghe della modernità, quali la crisi climatica, le diseguaglianze politiche, sociali ed economiche e, ovviamente, la pandemia.

    Questi argomenti così attuali e così apparentemente distanti dall’architettura sono stati interpretati in un modo che la gente sembra aver apprezzato, dimostrando una profonda fiducia in una disciplina che, rispetto alla domanda su come vivere insieme, è la più adatta a dare risposte concrete, fatte di spazi progettati per puntare all’inclusione e all’abolizione di barriere e distanze.

    Con questi principi la Biennale di Sarkis, proprio come da sue intenzioni, è arrivata agli esperti del settore e al pubblico non specialista, riuscendo a dimostrare quello che l’architettura può fare (e non può fare). Le proposte esposte sono state contenitori di idee, suggestioni e opportunità capaci di trasmettere una sensazione di ottimismo e possibilità.