“The French Dispatch”: Wes Anderson (di nuovo) tra cinema e “pittura”

Esce oggi nelle sale il decimo film del regista famoso tanto per le sue pellicole quanto per l’uso unico e minuzioso dei colori e della simmetria.

A distanza di circa due anni dalla diffusione delle prime immagini di The French Dispatch, il tanto atteso esordio della nuova pellicola di Wes Andersen è arrivato.

Oggi, dopo vari ritardi dovuti alla pandemia, gli amanti del cinema wesandersoniano avranno pane per i loro denti. Ancora una volta ci si aspetta di osservare scenografie mozzafiato, caratterizzate da una quasi maniacale ricerca della simmetria e da un’uso attento e minuzioso di colori pastello capaci di avvolgere attori e storie da essi raccontate.

TONI PASTELLO E SIMMETRIA PER IL REGISTA – PITTORE

I toni del rosa, dell’azzurro, del verde tenue, tonalità pastello ampiamente utilizzate in architettura per arredare per le camere da letto, si intrecciano su sfondi progettati con precisione millimetrica, quasi come se il regista, matita e colori alla mano, avesse disegnato direttamente sulla scena quelle prospettive così spettacolari e meravigliosamente studiate da fare di lui un artista a tutto tondo.

Sì, perché una tale dedizione per l’arte e per le sue regole, non può portare a definire Wes Anderson semplicemente un regista. La sua predilezione per lo studio dei colori e l’applicazione delle regole geometriche della simmetria fa di lui quasi un pittore, un cultore dell’arte del disegno e di tutto ciò che riguarda essa, dal cromatismo alla corretta impostazione dello schizzo di base.

LE CAPACITA’ EMOZIONALI DEI COLORI

In un mix di trame dettagliate e ricercate, la palette di Wes Anderson, caratterizzate da brillantezza dei colori e meticolosa calibrazione delle sfumature, riporta sulla scena tutto il suo senso estetico e artistico, puntando contemporaneamente alla capacità emozionale e di coinvolgimento del pubblico di ciascuna tonalità di colore.

Le varie nuance si armonizzano perfettamente come in un dipinto, suscitando sensazioni differenti nell’osservatore in relazione al tipo di scena proiettata sullo schermo. Questa scelta consente al regista di comunicare le intenzioni della sua pellicola e, soprattutto, del singolo fotogramma, non solo attraverso le battute enunciate dagli attori, ma anche attraverso l’atmosfera cromatica che li avvolge, diventando essa stessa attrice in film in cui convogliano diverse arti, perfettamente armonizzate tra di loro.

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