Ogni inverno milioni di italiani cadono nella stessa trappola: mettere la stagnola dietro al termosifone convinti di scaldarsi meglio e risparmiare in bolletta.
È un rimedio popolare, tramandato come fosse un segreto di famiglia, ma che nella realtà dei fatti non produce alcun beneficio misurabile. Capire perché questo trucco non funziona è il primo passo per smettere di perdere tempo con soluzioni inutili e concentrarsi invece su ciò che fa davvero la differenza.
Perché riscaldare bene una casa non è una questione di stagnola, ma di fisica, materiali e scelte consapevoli. E quando arriva il freddo vero, sapere dove intervenire può fare la differenza sia sul comfort che sulla bolletta di fine mese.
Perché la stagnola non accelera il calore: il problema è la convezione
Il calore prodotto da un termosifone si diffonde nell’ambiente quasi esclusivamente per convezione, ovvero attraverso il movimento dell’aria calda che sale e circola nella stanza. Solo una piccola parte avviene per irraggiamento verso la parete retrostante. Questo significa che il materiale del radiatore stesso, il suo stato di manutenzione e la libera circolazione dell’aria sono i veri protagonisti del rendimento termico — non ciò che si mette dietro.

La stagnola da cucina, inoltre, non è la “carta d’alluminio” riflettente di cui si parla nelle teorie sul risparmio energetico: ha uno spessore insufficiente e una purezza dell’alluminio troppo bassa per riflettere in modo efficace le onde infrarosse. È un materiale pensato per conservare il cibo, non per ottimizzare impianti di riscaldamento.
Secondo una fonte tecnica del CNSE, tra il 70 e il 90% del calore di un radiatore passa per convezione e solo il 10-30% per irraggiamento, rendendo di fatto inutile qualsiasi pannello posizionato sulla parete retrostante in una casa con pareti interne già riscaldate.
Cosa fare davvero: dai pannelli riflettenti al bilanciamento idronico
Se si vuole intervenire in modo efficace, esistono soluzioni concrete e graduate in base al budget disponibile. Per le pareti esterne non isolate, i pannelli riflettenti professionali — realizzati con materiali ad alta riflettività e strato isolante integrato — offrono un beneficio reale, con risparmi stimati tra 1 e 8 kg di CO₂ all’anno per unità, e si trovano facilmente nei negozi di ferramenta a costi contenuti.
Per le pareti interne tra ambienti riscaldati, invece, non vale la pena intervenire perché non c’è vera dispersione termica. L’intervento più efficace in assoluto è il bilanciamento idronico dell’impianto, che regola la distribuzione dell’acqua calda tra tutti i radiatori della casa e può ridurre i consumi tipici fino a 7-16 kWh per metro quadro negli edifici esistenti, con risultati migliori con un tecnico specializzato.
A questo si aggiungono la manutenzione regolare delle valvole termostatiche, fondamentali per gestire la temperatura stanza per stanza senza sprechi, e la purga periodica dei termosifoni per eliminare l’aria intrappolata — che ostacola la circolazione dell’acqua calda e rende il riscaldamento non uniforme. Infine, dove possibile, l’isolamento a cappotto sulle pareti perimetrali rimane l’intervento strutturalmente più importante per ridurre le dispersioni in modo duraturo.






