IMU, proprietari in festa per la nuova sentenza: non devi pagarlo neanche se affitti casa

Una notizia che farà tirare un sospiro di sollievo a migliaia di proprietari italiani: la Corte di Cassazione ha emesso un’ordinanza destinata a fare scuola in materia di IMU.

Con il provvedimento n. 8236 del 2 aprile 2026, i giudici della Suprema Corte hanno chiarito una volta per tutte che affittare una parte della propria abitazione non comporta la perdita dell’esenzione IMU, a condizione che il proprietario continui a vivere nell’immobile.

Una pronuncia attesa da tempo, che mette fine a una lunga stagione di contenziosi tra cittadini e amministrazioni comunali, spesso troppo zelanti nell’applicare interpretazioni restrittive della normativa fiscale. Il segnale che arriva dalla Cassazione è chiaro: il diritto alla prima casa va tutelato nella sua sostanza, non svuotato da cavilli interpretativi.

La vicenda che ha dato origine alla sentenza

Tutto nasce da una disputa concreta: una contribuente aveva ricevuto degli avvisi di accertamento IMU dal proprio Comune per gli anni 2017 e 2018. L’ente locale sosteneva che, avendo ceduto in locazione una porzione dell’abitazione a terzi, la donna avesse perso il diritto a considerare quell’immobile come prima casa.

La logica del Comune era semplice quanto discutibile: la presenza di un inquilino, anche in una sola stanza, avrebbe “contaminato” la natura dell’abitazione, trasformandola agli occhi del fisco in un immobile ordinario soggetto all’aliquota piena. La Cassazione ha respinto questa impostazione con nettezza, ribadendo che ciò che conta è la residenza e la dimora abituale del proprietario, non la destinazione d’uso di ogni singolo ambiente.

Una persona che firma un contratto con una miniatura di una casa in una mano
La vicenda che ha dato origine alla sentenza – designmag.it

Un principio che, tra l’altro, trovava già supporto in una circolare ministeriale del 2012, spesso ignorata dai Comuni. Questo orientamento garantisce finalmente uniformità sul territorio nazionale, mettendo fine alle difformità applicative che penalizzavano i contribuenti a seconda del Comune di residenza.

Cosa cambia per i proprietari di casa

La sentenza si inserisce in un percorso giurisprudenziale più ampio che negli ultimi anni ha progressivamente ampliato le tutele per i contribuenti in materia di IMU. Già nel 2022 la Corte Costituzionale aveva ridisegnato i confini dell’esenzione, eliminando l’obbligo che l’intero nucleo familiare risiedesse nello stesso immobile: da quel momento, due coniugi con abitazioni distinte possono entrambi beneficiare dell’esenzione.

Successivamente, nel 2025, la Cassazione aveva consolidato questo orientamento. Ora si aggiunge un ulteriore tassello: la locazione parziale dell’immobile non scalfisce il diritto all’esenzione, aprendo di fatto la strada a forme di affitto “convivente” sempre più diffuse, come la locazione di stanze singole a studenti o lavoratori fuori sede.

Per chi si trova in questa situazione è comunque consigliabile conservare tutta la documentazione che attesti la propria residenza anagrafica e dimora abituale nell’immobile, così da poter rispondere senza difficoltà a eventuali richieste di chiarimento da parte del Comune. Resta inteso che ogni caso va valutato singolarmente: in presenza di situazioni particolarmente complesse o di importi significativi, il consiglio di un professionista fiscale rimane sempre la scelta più prudente.