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Accessori

Il segreto dei designer per arredare gli spazi ampi senza l’effetto “galleria d’arte”

Nelle stanze piccole il problema è sempre lo stesso: trovare spazio. Nelle stanze grandi, invece, il problema è quasi il contrario. Lo spazio c’è, anche troppo, e invece di dare sollievo finisce per creare un senso di incompiutezza. Non è una questione di quanto si mette dentro, ma di come quella metratura viene organizzata mentalmente. Una stanza di quaranta metri quadri arredata con un divano, un tavolo e la televisione sul muro non è una stanza grande ben arredata. È una stanza piccola con aria intorno.

Il problema, a dirlo in modo diretto, è l’assenza di un centro psicologico. L’occhio entra nello spazio e non sa dove andare. Tutto galleggia. Il divano sembra abbandonato a metà stanza, il tappeto sotto sembra messo lì per caso, le lampade sono troppo distanti da qualsiasi punto di attrazione. Nulla chiama l’altro. La soluzione non passa dall’aggiungere mobili a caso, ma dal costruire piccoli nuclei abitativi distinti, ciascuno con una sua logica e una sua coerenza interna. Quello che in inglese chiamano vignette: composizioni che funzionano come scene autonome all’interno dello spazio più grande.

La poltrona che diventa un posto

Uno degli errori più leggibili nelle grandi metrature è la poltrona messa in un angolo senza nient’altro intorno. Seduta sola, senza lampada, senza superficie d’appoggio, sembra un oggetto in attesa di essere collocato. Una poltrona diventa un microcosmo quando le si assegna una lampada a stelo o da terra, un piccolo tavolino tondo a fianco e, sotto, anche solo mezzo tappeto che la radichi al pavimento. A quel punto non è più un elemento decorativo: è un posto preciso, con una funzione leggibile. Ci si siede lì per leggere, per stare da soli, per guardare fuori dalla finestra.

Flos ha sviluppato lampade come l’Arco proprio per questo tipo di composizione: l’arco in acciaio che si protende sopra la seduta crea una sorta di baldacchino invisibile, un confine psicologico tra quel pezzo di stanza e il resto. Il modello originale del 1962, firmato dai fratelli Castiglioni, funziona ancora perché non è solo estetica. È geometria. Quel braccio curvo definisce un perimetro senza usare pareti.

Per una soluzione meno costosa, una combinazione tra una poltrona come la Lounge Chair di HAY, un tavolino Slit di &Tradition e una lampada Bellhop di Ferm Living funziona nella stessa direzione: tre elementi che si parlano tra loro e costruiscono un angolo con una sua ragione d’esistere.

Il tappeto non è decorazione, è confine

Nelle stanze grandi il tappeto smette di essere un accessorio e diventa uno strumento urbanistico. Definisce dove inizia e dove finisce un’area. Un divano senza tappeto in uno spazio aperto è un oggetto che fluttua. Lo stesso divano sopra un tappeto di 300×400 cm diventa parte di un sistema. Le zampe anteriori del divano devono essere sul tappeto, non a sfiorarlo. Il tavolino centrale deve starci completamente dentro. Le poltrone laterali, almeno con le gambe anteriori, devono toccare la superficie tessile. Solo così il tappeto svolge la sua funzione strutturale.

Il tappeto non è decorazione, è confine – designmag.it

La scelta del formato conta quanto quella del disegno. Un tappeto Beni Ourain marocchino in lana naturale, con le sue geometrie irregolari e il pelo alto, funziona bene perché ha una presenza visiva sufficiente a reggere uno spazio importante senza appesantirlo cromaticamente. Misura minima consigliata per un soggiorno di 30 mq: 250×350 cm. Sotto quella soglia l’effetto è quello di un’isola troppo piccola in mezzo al mare.

Brand come Nanimarquina, fondata a Barcellona da Nani Marquina negli anni Ottanta, lavorano esplicitamente sulla relazione tra tappeto e architettura degli interni. I loro modelli Doblecara e Wellbeing sono progettati pensando alle grandi superfici, con grammature e spessori calibrati per ambienti che richiedono una presenza forte senza peso visivo eccessivo.

La console dietro al divano risolve il vuoto verticale

Quando un divano viene posizionato al centro della stanza, lontano da qualsiasi parete, il retro diventa un problema. Quella fascia di spazio tra lo schienale e il nulla dietro è visivamente destabilizzante. Una console bassa, tra i 75 e gli 85 cm di altezza, posizionata a contatto o a pochi centimetri dallo schienale, chiude quella ferita spaziale. Non serve che sia grande. Basta che sia presente e abitata: una lampada da tavolo, qualche libro in pila, un oggetto con volume come una scultura o un vaso alto.

La console svolge anche un ruolo di demarcazione visiva: separa la zona divano da quello che c’è dietro, che sia un’altra area funzionale o semplicemente metratura libera. Ikea propone la Bestå configurata bassa come soluzione economica, ma per un risultato più convincente una console in metallo come la Modular di String Furniture, o in legno massello come quelle della linea Crate di Muuto, reggono meglio la lettura nell’ambiente.

Lo stesso principio si applica a una libreria aperta posizionata perpendicolare alla parete, che in uno spazio grande può dividere fisicamente due zone senza chiuderle. Cassina ha lavorato su questo tipo di soluzioni con sistemi come il Raumteiler, che sono partizioni abitative, non semplici scaffali.

Altri nuclei che danno misura alla stanza

La logica del microcosmo si replica. Una zona pranzo in uno spazio living open space guadagna consistenza quando il tavolo viene trattato come un’entità autonoma: una lampada a sospensione centrata sopra di esso, a circa 70 cm dal piano, fissa visivamente la posizione del tavolo rispetto al soffitto e alla stanza. Quella relazione verticale tra lampada e superficie è uno dei gesti più efficaci per dare peso a un elemento che altrimenti sembrerebbe spostabile da un momento all’altro.

Una libreria a tutta altezza su una parete intera fa qualcosa di simile: dà scala alla stanza rendendola leggibile. Non colma il vuoto, ma lo organizza. Fornisce un riferimento dimensionale che l’occhio usa per misurare il resto dello spazio. Uno spazio senza riferimenti verticali sembrava più vuoto di quanto non sia.

Un ultimo esempio: la zona ingresso nelle case a metratura generosa. Un attaccapanni da soffitto, una panca con contenitore e un piccolo specchio non decorano l’ingresso. Lo costruiscono. Senza di loro quello spazio è un corridoio con funzioni incerte. Con quegli elementi diventa un luogo con un’identità, il primo microcosmo che si attraversa entrando.

Una stanza grande funziona quando si riesce a dimenticare quanto è grande.

Delania Margiovanni

Laureata in Giurisprudenza, cambio strada quasi subito e dal 2008 lavoro sul web. Un ambiente dinamico che mi ha insegnato il valore della ricerca continua, della curiosità e della capacità di rimettersi sempre in gioco. È proprio qui che ho scoperto quanto si possa imparare ogni giorno, esplorando temi nuovi e lasciandosi guidare da passioni che evolvono nel tempo. La lettura resta, da sempre, il mio hobby del cuore.

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