Le piante sul terrazzo non fanno solo scena: alcune abbassano davvero la percezione del caldo- designmag.it
Un terrazzo orientato a ovest, in agosto, può trasformarsi in qualcosa di difficile da abitare dopo le quattro del pomeriggio. Chi ha provato a metterci un divano esterno sa di cosa si parla: il calore riflesso dal pavimento, l’aria ferma, la sensazione fisica di stare dentro un forno a bassa temperatura. Eppure esistono terrazzi identici per esposizione e metratura che restano vivibili anche nelle ore più calde. La differenza, quasi sempre, è la presenza di certe piante. Non per una questione estetica o di microclima romantico, ma per meccanismi precisi e misurabili che vale la pena capire prima di comprare qualsiasi cosa al vivaio.
Il concetto chiave è la percezione termica, che non coincide con la temperatura reale rilevata da un termometro. L’umidità relativa dell’aria, la riduzione della radiazione solare diretta e la diminuzione della superficie radiante che ci circonda incidono su quanto caldo sentiamo. Le piante giuste agiscono su tutti e tre questi fronti, in modo diverso a seconda della specie. Alcune evapotraspirano a ritmi sostenuti, altre creano barriere fisiche all’irraggiamento, altre ancora modificano la qualità dell’aria intorno a noi. Non tutte le piante da terrazzo fanno lo stesso lavoro.
Le piante perdono acqua attraverso i loro stomi, quei microscopici pori fogliari che si aprono per consentire gli scambi gassosi. Questo processo, chiamato evapotraspirazione, consuma energia termica: ogni grammo d’acqua evaporato assorbe circa 2.450 joule di calore dall’ambiente circostante. In pratica, la pianta funziona come un sistema di raffrescamento evaporativo passivo, simile al principio dei condizionatori adiabatici, ma senza consumo elettrico. Una pianta con una superficie fogliare ampia e un alto tasso di traspirazione può abbassare la temperatura percepita nell’area immediatamente circostante di 2-4 gradi centigradi, a volte di più in condizioni di bassa umidità.
A questo si aggiunge il fenomeno dell’ombreggiamento: una foglia blocca la radiazione solare diretta e riduce la quantità di calore che pavimento, muri e arredi assorbono e poi riemettono. Il terrazzo, di notte e nelle prime ore del mattino, restitisce il calore accumulato durante il giorno. Meno superfici si scaldano, meno calore viene re-irradiato. Le superfici ombreggiate rimangono mediamente 20-30°C più fredde di quelle esposte al sole diretto, e questo modifica in modo sostanziale il comfort di chi sta seduto a un metro da esse.
Il fico (Ficus carica) è probabilmente la pianta più efficace in assoluto per i terrazzi con sufficiente spazio. Le foglie grandi, lobate, con superficie estesa, evapotraspirano in modo intenso. Un fico adulto in vaso di grandi dimensioni, collocato a nord-ovest rispetto alla zona relax, riesce a creare un’isola di fresco percepibile. Ha però bisogno di un vaso da almeno 60-80 litri e di irrigazione regolare in estate: se la pianta soffre la siccità, chiude gli stomi e smette di traspirare.
La wisteria (glicine), se addestrata su una pergola o su cavi metallici, produce una volta fogliare densa che blocca l’irraggiamento diretto e, durante la stagione vegetativa, trasuda acqua in modo continuo. I pergolati coperti di glicine non sono solo un’immagine da rivista: hanno una funzione termica documentata. Tetto Verde Milano, una delle aziende italiane più attive nel verde pensile, ha registrato riduzioni della temperatura radiante sotto pergolati vegetati superiori al 40% rispetto a strutture scoperte.
La Trachycarpus fortunei, la palma cinese resistente al freddo, è un caso interessante. Non ha un tasso di evapotraspirazione elevatissimo, ma la chioma ampia e il fusto che si scalda poco (grazie alla struttura fibrosa) la rendono utile come elemento schermante. Resiste fino a -15°C, non richiede ricovero invernale e si adatta bene ai terrazzi con venti forti. Vivaio Torsanlorenzo, nel Lazio, ne propone esemplari da 150 cm in su a prezzi che partono da circa 80-120 euro.
Per chi ha spazio ridotto, la Hedera helix (edera comune) addestrata su pannelli verticali o grigliati crea una parete vegetale che può abbassare la temperatura della superficie retrostante di 8-10°C rispetto a un muro esposto. Lo studio dell’Università di Reading, pubblicato nel 2012 su Building and Environment, ha quantificato questo effetto in edifici residenziali con pareti ricoperte di edera. Traslato in scala di terrazzo, l’impatto è minore ma misurabile, soprattutto se la parete esposta a sud-ovest è quella che scalda di più il pavimento per irraggiamento riflesso.
L’ultimo nome da segnare è Musa basjoo, la banana giapponese rustica. Le foglie raggiungono anche i due metri di lunghezza, la superficie fogliare per singola pianta è tra le più alte ottenibili in vaso, e il tasso di evapotraspirazione è elevatissimo. Vuole molta acqua, ma restituisce un microclima notevolmente più fresco. Alcuni vivaisti la propongono in vaso da 40-50 litri per terrazzi: va protetta alla base in inverno con pacciame, ma sopravvive nelle zone climatiche italiane fino alla pianura padana.
Comprare le piante giuste e collocarle male è un errore comune. La posizione ottimale dipende dall’orientamento del terrazzo e dall’ora in cui lo si usa. Se il terrazzo guarda a ovest e si usa nel tardo pomeriggio, la schermatura deve venire dal lato ovest-sudovest: una pianta alta sul lato opposto non serve a nulla nelle ore calde. Le piante con alta evapotraspirazione vanno irrigate nelle prime ore del mattino, non la sera: l’acqua deve essere disponibile negli stomi durante le ore di calore, non dopo.
Vale anche la pena ragionare in verticale. Un muro verde con edera o passiflora su grigliato metallico occupa 30-40 cm di profondità, scherma la superficie radiante e trasuda lungo tutta la sua altezza. Per terrazzi stretti, è spesso più efficace di una serie di vasi sparsi. La passiflora (Passiflora caerulea) ha in più il vantaggio di crescere velocemente e di essere acquistabile a 6-10 euro in qualsiasi garden center.
Nessuna pianta sostituisce un’ombreggiatura strutturale in un terrazzo privo di qualsiasi copertura. Se il sole batte sul pavimento di grès per sei ore al giorno, le piante riducono il disagio ma non lo eliminano. Il loro contributo è massimo quando si integrano con una vela ombreggiante, una pergola o almeno una tenda a bracci: in quel caso il sistema combinato produce un microclima percepibile. Da sole, su un terrazzo completamente esposto di 30 metri quadri, le piante abbassano il discomfort ma non trasformano il terrazzo in un salotto climatizzato.
Un terrazzo con un fico in vaso grande, due metri lineari di edera su grigliato e una Musa basjoo in angolo è un posto diverso da uno uguale ma spoglio. Non per un’impressione soggettiva: per ragioni fisiche concrete. La differenza si sente già la prima estate.