Cassonetti sotto la finestra? Ti basta un metro e puoi vincere la causa

Cosa è possibile fare se i cassonetti della spazzatura sono sotto la propria finestra? Quando è possibile vincere la causa.

L’estate è la stagione delle ferie e delle vacanze, ma porta anche alcuni disagi dovuti ad esempio al caldo, come quelli dei cattivi odori che arrivano dai cassonetti dell’immondizia.

La disciplina del condominio in Italia si basa principalmente sul Codice Civile (articoli 1117-1139), che definisce diritti, doveri e gestione. La Legge 220/2012 (Riforma del Condominio) ha introdotto novità come l’obbligo del conto corrente separato. Un altro elemento chiave è il Regolamento di Condominio, vincolante per tutti. Infine, per risolvere le controversie, il Decreto Legislativo 28/2010 rende obbligatoria la mediazione civile prima di ricorrere in tribunale.

Cassonetti sotto la finestra, cosa dice la legge

Soprattutto in estate, la questione legata ai cattivi odori derivanti dai cassonetti dell’immondizia sono all’ordine del giorno, e rappresentano per molti condomini un vero problema. Ma non è tutto: proprio sul tema del posizionamento dei cassonetti sotto le finestre, il sito specializzato condominioweb ha condiviso un’ordinanza che può interessare a molti.

Un’ordinanza del Tribunale di Latina ha annullato una delibera condominiale che imponeva la collocazione dei cassonetti della spazzatura sotto la finestra di un’abitazione, riconoscendo il diritto del singolo condomino al pieno godimento della proprietà. Questa decisione si inserisce nel delicato tema legato alla gestione dei rifiuti nei condomini, che devono bilanciare le esigenze della collettività con i diritti dei singoli.

cassonetti pieni di spazzatura
Cassonetti sotto la finestra, cosa dice la legge – designmag.it

Una condomina ha infatti impugnato la decisione del proprio condominio di posizionare i cassonetti della raccolta differenziata in un’area vicina alla sua finestra, sostenendo che tale scelta ledesse il suo diritto al pieno godimento della proprietà e sollevando questioni di igiene e salubrità, la donna aveva proposto una soluzione alternativa: spostare i cassonetti in un locale autoclave.

Il Giudice di Pace aveva accolto la sua richiesta, ma il condominio si era appellato al Tribunale, sostenendo che la condomina non avesse fornito prove concrete del danno subito; quest’ultima, a sua volta, ha ribadito la correttezza della prima sentenza, sottolineando la stretta vicinanza dei cassonetti alla sua abitazione, dimostrata da fotografie.

Il Tribunale di Latina ha confermato la sentenza di primo grado, rilevando che la delibera era illegittima e violava il diritto di godimento della proprietà della condomina. Il giudice ha notato che la distanza di soli 4 metri tra i cassonetti e l’appartamento era insufficiente a garantire condizioni igieniche adeguate.

Anche se in assenza di norme specifiche, il Tribunale ha applicato per analogia l’articolo 889 del Codice Civile, relativo alle distanze tra costruzioni, e ha concluso che la posizione dei bidoni comportava un probabile danno causato da possibili esalazioni, specialmente d’estate, che potevano filtrare anche dai cassonetti chiusi. Il giudice ha inoltre sottolineato che la delibera aveva escluso “dolosamente” la soluzione alternativa proposta dalla condomina, motivando questa scelta con una falsa mancanza di spazi idonei.

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