Il calore avvolgente di un camino acceso rappresenta uno dei piaceri più antichi delle serate invernali, ma pochi sono consapevoli dei rischi nascosti dietro quella fiamma danzante.
La combustione del legno non produce soltanto cenere innocua: genera sostanze pericolose come fuliggine, creosoto e catrame che si depositano gradualmente sulle pareti della canna fumaria. Questi residui bituminosi e altamente infiammabili rappresentano la principale causa di incendi domestici legati ai sistemi di riscaldamento a legna.
L’accumulo progressivo riduce il tiraggio del camino, compromettendo l’efficienza e creando situazioni potenzialmente letali quando i fumi tossici refluiscono negli ambienti abitativi anziché disperdersi all’esterno. Non si tratta semplicemente di ottenere una migliore resa termica o di seguire buone pratiche domestiche: la pulizia regolare della canna fumaria è una questione di sopravvivenza che coinvolge la sicurezza dell’intera famiglia e dell’abitazione.
Cosa bruciare per proteggere il camino
La scelta del combustibile determina direttamente la quantità di residui pericolosi che si accumulano nella canna fumaria. La regola fondamentale è utilizzare esclusivamente legna ben stagionata e completamente asciutta, con un’umidità inferiore al venti percento. La legna umida o verde produce enormi quantità di fumo denso e vapore acqueo che, raffreddandosi lungo il condotto, favoriscono la formazione rapida di creosoto.

I legni duri come quercia, faggio e acacia rappresentano la scelta ottimale: bruciano più lentamente, sviluppano una fiamma pulita e costante, e generano meno residui incombusti rispetto alle essenze tenere. Alcuni suggeriscono di aggiungere occasionalmente bucce di agrumi secchi, che rilascerebbero oli essenziali capaci di sgrassare leggermente le pareti, ma l’efficacia di questo metodo casalingo rimane scientificamente dubbia e l’effetto è trascurabile.
Esistono in commercio prodotti specifici chiamati “ceppi spazzacamino”, contenenti catalizzatori chimici che durante la combustione liberano vapori in grado di ammorbidire e sfaldare parzialmente il creosoto depositato. Tuttavia questi prodotti vanno considerati solo come ausilio complementare tra una pulizia professionale e l’altra, mai come sostituti della manutenzione vera e propria.
Quando chiamare lo spazzacamino: segnali d’allarme e frequenza degli interventi
L’ispezione annuale da parte di uno spazzacamino certificato non è un optional ma un obbligo di sicurezza. Anche utilizzando il combustibile migliore e seguendo tutte le precauzioni, l’accumulo di residui è inevitabile e solo un professionista qualificato possiede gli strumenti e le competenze necessarie per una pulizia completa ed efficace. Chi utilizza il camino intensivamente durante l’inverno dovrebbe programmare almeno due interventi all’anno, preferibilmente uno prima della stagione fredda e uno a metà inverno.
Esistono segnali inequivocabili che indicano la necessità urgente di chiamare un esperto: fumo che rientra nell’ambiente quando si apre lo sportello del camino, tiraggio visibilmente ridotto con fiamma debole e instabile, presenza di odori sgradevoli anche a camino spento, depositi neri visibili all’interno della canna fumaria o sulla cappa. Ignorare questi campanelli d’allarme significa esporsi al rischio concreto di incendio o intossicazione da monossido di carbonio. Durante l’ispezione, lo spazzacamino verifica anche l’integrità strutturale della canna fumaria, individuando eventuali crepe, deterioramenti o ostruzioni dovute a nidi di uccelli o altri detriti.






