Telecamere in condominio, nuova sentenza: il vicino di casa non può impedirtelo

Quante volte, vivendo in condominio, ci si è chiesti se fosse legale installare una telecamera davanti alla propria porta o sul proprio ingresso, magari dopo un furto o un episodio sospetto?

La risposta, spesso nebulosa tra dubbi sulla privacy e timori di liti con i vicini, è arrivata in modo netto dalla Corte di Cassazione.

Con l’ordinanza n. 2181 del 2 febbraio 2026, la Sezione Terza Civile ha stabilito un principio chiaro: installare un sistema di videosorveglianza in condominio è lecito, e il consenso dei vicini non è necessario, a patto che vengano rispettate alcune condizioni fondamentali.

Due sorelle, due telecamere e un lungo iter giudiziario

La vicenda da cui scaturisce questa importante pronuncia ha origini in un immobile in provincia di Messina, di proprietà comune tra due sorelle. Una delle due aveva installato due telecamere di sorveglianza orientate verso il proprio ingresso. L’altra si era opposta, ritenendo che i dispositivi violassero la sua privacy, e aveva fatto ricorso in tribunale chiedendo la rimozione degli impianti e il risarcimento dei danni.

Un aula di tribunale vuota
Due sorelle, due telecamere e un lungo iter giudiziario – designmag.it

Sia il Tribunale in primo grado che la Corte d’Appello di Messina avevano rigettato le sue richieste, rilevando che le telecamere inquadravano esclusivamente le aree di proprietà esclusiva dell’installante, senza mai riprendere spazi altrui o zone comuni.

Arrivata in Cassazione, la ricorrente sosteneva che i dispositivi potessero ruotare e captare immagini oltre i limiti consentiti, e che non fosse mai stato chiesto alcun consenso preventivo. La Suprema Corte ha confermato quanto già stabilito nei gradi precedenti, respingendo definitivamente il ricorso e consolidando un principio destinato a fare giurisprudenza in migliaia di condomini italiani.

Quando le telecamere sono lecite e quando invece si rischia: i limiti da conoscere

La sentenza non è un via libera assoluto a installare telecamere ovunque e in qualsiasi modo. La Cassazione ha ribadito con chiarezza che la liceità dell’impianto dipende dal rispetto di tre criteri fondamentali: proporzionalità, necessità e minimizzazione del trattamento dei dati. In pratica, la telecamera deve inquadrare esclusivamente la proprietà privata di chi la installa come il proprio ingresso, il proprio parcheggio o la propria porzione di giardino senza mai riprendere stabilmente aree comuni o porzioni di proprietà altrui.

Se l’angolo visuale è correttamente limitato e non vi è alcuna invasione della sfera privata dei vicini, il consenso degli altri condomini non è richiesto, né è necessario sottoporsi ad alcuna delibera assembleare.

Il discorso cambia radicalmente se le telecamere riprendono scale condominiali, androni, parcheggi comuni o altri spazi condivisi in modo continuativo e invasivo: in questi casi entrano in gioco adempimenti più stringenti, come l’obbligo di informativa visibile e, in certi casi, la necessità di una base giuridica rafforzata. La regola pratica da ricordare è semplice: sorvegliare casa propria è un diritto, sorvegliare la vita degli altri è un illecito.

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