Il Superbonus è stato uno degli strumenti fiscali più discussi e utilizzati degli ultimi anni, capace di trasformare profondamente il patrimonio edilizio italiano.
Con la fine del 2025, però, l’agevolazione si è ufficialmente conclusa per la quasi totalità dei contribuenti. L’aliquota al 65%, che era rimasta attiva per i lavori avviati entro ottobre 2024, non è stata rinnovata dalla Legge di Bilancio 2026.
Tuttavia, esiste ancora un caso in cui il Superbonus nella sua versione più generosa, quella al 110% è ancora accessibile. Non riguarda tutti, ma chi rientra in questa categoria non dovrebbe perdere l’occasione.
Chi può ancora accedere al Superbonus al 110%: le zone terremotate del Centro Italia
La proroga del Superbonus al 110% per il 2026 riguarda esclusivamente i Comuni colpiti da eventi sismici a partire dal 2009, per i quali è stato dichiarato lo stato di emergenza. Si tratta principalmente delle aree del Centro Italia Abruzzo, Lazio, Marche e Umbria devastate dai terremoti, in particolare da quelli del 2016.
La scelta di mantenere l’agevolazione in questi territori nasce da una ragione concreta: in molte di queste zone la ricostruzione è ancora in corso, con cantieri bloccati per motivi tecnici, burocratici o economici. Non si tratta quindi di un privilegio, ma di un riconoscimento della situazione straordinaria in cui versano ancora questi territori, dove la normalità abitativa è ancora lontana dall’essere ripristinata.

È importante sottolineare che la proroga non vale sull’intero territorio nazionale, ma solo nei Comuni espressamente inclusi nei provvedimenti di emergenza sismica: chi non rientra in questi perimetri geografici non può in alcun modo beneficiare di questa estensione, indipendentemente dallo stato dell’immobile o dalla tipologia di intervento pianificato.
Quali lavori sono ammessi e quali requisiti bisogna rispettare
Anche per chi abita nelle zone terremotate ammesse, non tutti gli interventi rientrano automaticamente nel beneficio. Gli unici lavori finanziabili sono quelli direttamente collegati alla ricostruzione post-sismica: da un lato i cosiddetti lavori “trainanti”, come l’isolamento termico delle superfici opache, la sostituzione degli impianti di climatizzazione con soluzioni ad alta efficienza e l’installazione di impianti fotovoltaici; dall’altro i lavori “trainati”, cioè opere complementari come la sostituzione degli infissi o le finiture interne, purché eseguite congiuntamente agli interventi principali.
Il requisito temporale è però cruciale: per poter accedere al 110% nel 2026, è necessario aver presentato la domanda o avviato le pratiche burocratiche entro il 2024. Chi non ha attivato l’iter in tempo rischia di non poter usufruire della detrazione piena, anche se l’immobile si trova in una zona ammessa.
Tutti gli interventi devono inoltre essere coerenti con i progetti approvati e le spese devono essere sostenute entro il 31 dicembre 2026. Per chi invece non rientra in queste casistiche, restano comunque attivi il bonus ristrutturazione, il bonus mobili e l’ecobonus.






