Muffa e condensa in casa: ecco quando a pagare deve essere il condominio

Macchie scure sulle pareti, odore di umido, vetri appannati e vernici che si gonfiano: muffa e condensa sono problemi che molti condomini conoscono bene, spesso senza sapere chi abbia davvero la responsabilità di risolverli.

La risposta non è mai scontata, perché dipende dall’origine del fenomeno e da dove si manifesta all’interno dell’edificio.

In alcuni casi la colpa è del singolo proprietario che non arieggia gli ambienti a sufficienza; in altri, invece, la responsabilità ricade interamente sul condominio, che è tenuto per legge a intervenire e a risarcire i danni. Conoscere la differenza non è solo utile: può fare la differenza tra pagare di tasca propria o ottenere un risarcimento.

Quando la colpa è delle parti comuni: il condominio deve rispondere

La distinzione fondamentale da fare, quando si scopre muffa o condensa nel proprio appartamento, riguarda l’origine del problema. Se l’umidità proviene da parti comuni dell’edificio, come il tetto, le facciate esterne, il lastrico solare, le fondamenta o le tubature condominiali, la responsabilità è collettiva.

In questi casi il condominio, in quanto custode delle aree comuni ai sensi dell’articolo 2051 del Codice Civile, è obbligato a intervenire e a risarcire i danni subiti dal singolo proprietario. Tra le cause più frequenti ci sono i vizi costruttivi, come un’insufficiente coibentazione dei muri perimetrali, la mancanza di guaine impermeabilizzanti o difetti strutturali che favoriscono le infiltrazioni d’acqua.

Dei libri di legge ed un martello da giudice su un tavolo
Quando la colpa è delle parti comuni: il condominio deve rispondere – designmag.it

La Corte d’Appello di Milano ha stabilito che, quando la muffa in un appartamento deriva da una coibentazione difettosa dell’edificio, la responsabilità ricade sul condominio, che è tenuto a risarcire sia i danni patrimoniali che quelli alla salute. Le spese vengono poi ripartite tra tutti i condomini in base alle quote millesimali di proprietà, come previsto dall’articolo 1123 del Codice Civile.

Quando invece paga il singolo: condensa da comportamento e responsabilità individuali

Non sempre però il condominio è chiamato a rispondere. Esistono situazioni in cui la formazione di muffa e condensa è direttamente riconducibile al comportamento del singolo proprietario o inquilino.

Ambienti poco ventilati, abitudine a stendere il bucato in casa, uso prolungato di docce o cucine senza aprire le finestre, o ancora l’accostamento di mobili alle pareti fredde senza lasciare spazio di aerazione: tutte queste abitudini quotidiane possono favorire l’accumulo di vapore acqueo e la conseguente formazione di condensa sulle superfici più fredde. In questi casi la responsabilità è individuale.

La Corte di Cassazione ha chiarito che, se l’umidità è causata principalmente da fenomeni di condensazione interni all’appartamento e solo marginalmente da fessurazioni della facciata esterna, i danni restano a carico del singolo condòmino e non possono essere imputati al condominio.

È importante quindi, prima di agire, documentare accuratamente il problema con foto e video, incaricare un tecnico esperto per identificare la reale origine dell’umidità e, solo dopo, indirizzare correttamente la richiesta di risarcimento: all’amministratore di condominio se la causa è strutturale, oppure al proprietario dell’appartamento responsabile se il danno proviene da una proprietà privata confinante.

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