Tra arte e design: le migliori installazioni del 2020 secondo la rivista Designboom

La rivista internazionale dedicata al design ha stilato la top 10 delle migliori installazioni artistiche internazionali dell'anno

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    Tra arte e design: le migliori installazioni del 2020 secondo la rivista Designboom

    La rivista Designboom ha pubblicato la TOP 10 art installations of 2020, ovvero la classifica delle migliori installazioni artistiche dell’anno. In particolare, la classifica è relativa a quelle realizzate all’aperto o comunque grandi spazi accessibili a tutti. Tra queste opere, figura anche quella di un artista italiano, molto apprezzato.

    10 – Desert X AlUla

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    Foto | Lance Gerber

    La giovane biennale d’arte open air Desert X si è tenuta quest’anno ad AlUla, in Arabia Saudita (tra non poche polemiche), in collaborazione con la Royal Commission of AlUla (RCU). Curata dai sauditi Raneem Farsi e Aya Alireza insieme al direttore artistico Neville Wakefield, ha visto coinvolti 14 artisti che hanno creato altrettante installazioni site-specific nel deserto, presso l’Elephant Rock di AlUla, sito patrimonio dell’umanità dell’UNESCO.

    9 – “Etherea” di Edoardo Tresoldi

    Abbiamo scelto come immagine di copertina Etherea, la monumentale installazione dell’artista italiano Edoardo Tresoldi, installata a Roma in occasione della mostra Back to Nature. Arte Contemporanea a Villa Borghese. Inizialmente pensata per il Coachella Festival 2018, l’opera è stata rivista per gli spazi romani. Cifra stilista dell’artista è rivisitare l’architettura delle epoche passate attraverso una fitta trama metallica.

    8 – “Bospolder Fox” di Florentijn Hofman

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    Foto | Frank Hanswijk
    La natura si scontra con la città: questo rappresenta la volpe lunga 16 metri dell’artista nederlandese Florentijn Hofman. Posta a Rotterdam, Bospolder Fox fa da guardia alla strada che separa i quartieri Bospolder e Tussendijken, a ridosso dei boschi: la sera, da queste parti, non è difficile incrociare alcune volpi. Ecco dunque spiegato perché il gigantesco animale tiene in bocca un sacchetto di plastica: uomo e natura rischiano di scontrarsi, o incontrarsi.

    7 – “Our glacial perspectives” di Olafur Eliasson

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    Foto | Studio Olafur Eliasson and David Orru

    Si trova in Alto Adige, sul monte Grawand, l’opera d’arte di Olafur Eliasson intitolata Our glacial perspectives. Si tratta di un’installazione che apre un percorso di 410 metri lungo il ghiacciaio Hochjochferner e composto da 9 porte, ovvero grandi anelli d’acciaio, che corrispondono alle 9 ere glaciali vissute dal pianeta e sono distanziate tra loro in modo regolare, seguendo il percorso del sole durante l’anno.

    6 – “Together apart” di Behin Ha

    Installata in un community building di Billund, Danimarca, Together Apart – Billund dello studio newyorchese Behin Ha è stata commissionato per il Trekanfest 2020, organizzato nella regione danese del Trekantområde. È stata anche creata un’altra opera per lo stesso progetto ma in un altro sito, ovvero Together Apart – Middelfart: entrambe sono il seguito ideale dell’installazione, sempre di Behin Ha, Coshocton Ray Trace, realizzata del 2019 a Coshocton, Ohio.

    5 – “French exit” di Tadao Cern

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    Foto | Tadao Cern

    Immergersi nei fili di erba essiccata che piovono dal soffitto, lasciare che l’elemento naturale ci guidi alla contemplazione e alla meditazione: questa è French Exit, l’installazione immersiva dell’artista lituano Tadao Cern. Come ha spiegato lo stesso autore dell’opera, “French exit è un termine che descrive l’atto di lasciare un incontro sociale o un brutto appuntamento senza salutare. Ha lo stesso significato di ghosting, irish goodbye, and dutch leave. La french exit è spesso fatta dalle persone che non vogliono spendere il loro tempo per salutare gli altri“.

    4 – “Vårbergs jättar” di Xavier Veilhan e Alexis Bertrand

    Vårbergs jättar, ovvero I giganti Vårberg, sono due gigantesche sculture che il francese Xavier Veilhan ha installato insieme allo scenografo Alexis Bertrand in due parchi distinti situati nel nel distretto di Vårberg, un sobborgo di Stoccolma. Le opere, realizzate con blocchi di cemento blu, rappresentano il più grande investimento artistico mai fatto dalla Capitale svedese.

    3 – “Kintsugi court” di Victor Solomon

    Victor Solomon
    Foto | Victor Solomon

    Lo sport come simbolo di unione e collettività, soprattutto dopo un lungo periodo di quarantena: l’artista americano Victor Solomon ha voluto celebrare la ripresa dell’NBA, momento culturalmente aggregante per gli USA, con l’opera Kintsugi court. per realizzarla, Solomon ha “restaurato” un campo di basket di Los Angeles con la tecnica giapponese del kintsugi, ovvero colmando con l’oro le crepe dovute al tempo e all’usura, dandogli ancora più valore.

    2 – “L’arc majeur” di Bernar Venet

    Lungo l’autostrada belga E411, nei pressi di Lavaux-Sainte-Anne, tra le città di Namur e Lussemburgo, è possibile incappare nell’opera di land art L‘arc maieur dell’artista Bernar Venet. Si tratta della realizzazione di un progetto che risale al 1984, ovvero una monumentale scultura di 200 tonnellate, alta 60 metri e realizzata in acciaio corten arrugginito.

    1 – Le dune mobili dello studio NÓS

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    Foto | Olivier Bousquet

    Per l’annuale installazione voluta dal Musée des beaux-arts di Montréal da porre sull’Avenue de Musée, nel 2020 è stata scelta quella dello studio di design NÓS, sempre di Montréal. Le dune che ricordano il corpo umano, sono fatte per essere calpestate e vissute dai passanti, che anche grazie alle sfere riflettenti, avranno una percezione diversa dello spazio.