Il metodo eschimese per avere casa calda senza termosifoni: anche quando fuori fa -30 gradi

Le popolazioni artiche hanno sviluppato nel corso dei millenni tecniche straordinarie per mantenere il calore abitativo senza alcun sistema di riscaldamento moderno, riuscendo a sopravvivere a temperature che possono scendere fino a -40 gradi.

Il loro approccio alla gestione termica dell’abitazione rappresenta un esempio perfetto di architettura bioclimatica applicata in condizioni estreme. I principi utilizzati dagli Inuit per costruire e riscaldare gli igloo e le loro dimore tradizionali si basano su conoscenze profonde della fisica termica, dell’isolamento naturale e della gestione intelligente del calore corporeo.

Oggi, con l’aumento dei costi energetici e la crescente attenzione alla sostenibilità ambientale, questi metodi ancestrali tornano di grande attualità anche per le abitazioni moderne. Studiare le tecniche eschimesi può offrire soluzioni pratiche per ridurre drasticamente il consumo di energia destinato al riscaldamento domestico.

L’isolamento termico: il segreto della cupola di neve

La struttura dell’igloo rappresenta un capolavoro di ingegneria termica naturale che sfrutta le proprietà isolanti della neve compattata. La forma a cupola non è casuale ma studiata per minimizzare la dispersione di calore, creando una distribuzione uniforme delle temperature interne. La neve utilizzata per la costruzione contiene innumerevoli bolle d’aria intrappolate che fungono da isolante naturale, impedendo al freddo esterno di penetrare all’interno.

Un uomo che sta installando un isolante alle pareti
L’isolamento termico: il segreto della cupola di neve – designmag.it

Lo spessore delle pareti varia dai 30 ai 60 centimetri, sufficiente a creare una barriera termica efficacissima. All’interno dell’igloo, il calore corporeo degli occupanti e quello prodotto da piccole lampade a olio erano sufficienti a mantenere temperature comprese tra i 5 e i 15 gradi, anche con -40 gradi all’esterno.

Un elemento fondamentale è l’ingresso a tunnel, costruito più in basso rispetto al pavimento abitativo: questa configurazione crea una trappola naturale per l’aria fredda che, essendo più pesante, resta bloccata nel tunnel senza invadere lo spazio vitale. Le moderne case passive si ispirano proprio a questi principi, utilizzando materiali altamente isolanti e progettazioni che minimizzano i ponti termici.

Il calore corporeo e la gestione intelligente degli spazi

Gli eschimesi hanno sviluppato un sistema sofisticato di gestione del calore basato sul principio che ogni fonte termica, anche minima, deve essere trattenuta e ottimizzata.

Il calore corporeo rappresenta una fonte energetica significativa: un corpo umano a riposo produce circa 100 watt di energia termica, equivalente a una lampadina. In uno spazio ridotto e perfettamente isolato, il calore di 3-4 persone può innalzare la temperatura di diversi gradi.

Per questo motivo, le abitazioni tradizionali eschimesi erano progettate con spazi contenuti, dove si concentrava la vita familiare. Utilizzavano pellicce e pelli animali stratificate per creare ulteriori barriere isolanti all’interno della struttura abitativa. Le piattaforme di riposo erano sopraelevate rispetto al pavimento per sfruttare il principio fisico secondo cui l’aria calda sale verso l’alto.

Piccole lampade a olio di foca, chiamate qulliq, venivano posizionate strategicamente non tanto per riscaldare quanto per mantenere costante la temperatura raggiunta.

Questo approccio minimalista insegna che è possibile ridurre drasticamente i consumi energetici ripensando gli spazi domestici, concentrando le attività in ambienti più piccoli durante l’inverno e utilizzando indumenti adeguati anche in casa.

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