Ho imparato a produrre da solo il pellet per la mia stufa e risparmio tantissimo: ecco come si fa

Sembra impossibile, eppure produrre il pellet con le proprie mani è veramente possibile (e facilissimo): i passaggi da seguire per risparmiare soldi per tutto l'inverno.

In questi ultimi anni, le stufe a pellet sono andate sempre più di moda. In alternativa ai classici termosifoni e altri metodi di riscaldamento, questi dispositivi sono ritenuti dalla stragrande maggioranza delle persone il metodo migliore per avere casa calda e bollette più leggere.

In commercio di ogni tipo e, soprattutto, con qualsiasi soglia di prezzo, le stufe a pellet hanno ottenuto un successo veramente impressionante. Non tutti, però, sanno che, qualora se ne disponesse una in casa e non si avesse intenzione di comprare sacchi enormi di pellet, si ha la possibilità di produrlo direttamente con le proprie mani.

Più economica e sicura, la produzione autonoma di pellet nasconde dei veri e propri benefici. Come ogni cosa, però, necessita di una serie di accortezze e raccomandazioni per evitare di andare incontro a brutti problemi. Tra le prime premure da prendere in considerazione, c’è sicuramente la scelta del legno da usare.

Gli esperti, a tal proposito, consigliano di non selezionare mai il legno proveniente dai mobili di casa o, addirittura, verniciati o incollati. In questo caso, infatti, potrebbe accadere che, durante la combustione, si sprigionino dei materiali nocivi e tossici, veramente pericolosi per la propria salute.

Da qui, quindi, si capisce che bisogna scegliere del legno puro e naturale. Quello, quindi, che si rintraccia facilmente in zone agricole e rurali. In questo modo, la stufa a pellet può veramente funzionare alla perfezione e non avere alcun tipo di problema. Appurato questo, cosa c’è da sapere sulla produzione autonoma del pellet e quali sono i passaggi da seguire.

Come produrre da soli il pellet: i passaggi da eseguire

Prima ancora di procedere con la spiegazione del metodo di autoproduzione del pellet, è bene fare una precisazione. Qualora, infatti, si scegliessero legni teneri come pino e abete, questi non hanno bisogno dell’aggiunta di nient’altro per farli attaccare. Il discorso cambia, invece, con l’uso di legni come quello del faggio, della betulla o di altri legni duri, che hanno bisogno di un collante per essere più compatti.

stufa a pellet sullo sfondo e pezzi di pellet in primo piano
Come produrre da soli il pellet: i passaggi da eseguire – designmag.it

La prima operazione da compiere, dopo aver provveduta alla raccolta del materiale, è la triturazione. Sembra un’operazione da poco, eppure non lo è affatto perché il biotrituratore domestico non svolge bene il suo lavoro, i pezzi di pellet fuoriescono troppo grandi e la stufa inizia ad andare in difficoltà, finendo per rompersi da un momento all’altro.

Terminato questo passaggio, a questo punto non bisogna fare altro che occuparsi della sua essiccazione. Ed, anche in questo caso, si tratta di un momento piuttosto importante perché il legno deve ottenere un’umidità di circa il 10%. A tal proposito, può essere di fondamentale importanza l’uso di un ignometro.

Qualora il legno dovesse essere troppo bagnato, inutile a dirlo, non viene bruciato come si deve. Quindi, si può scegliere di renderlo più asciutto lasciandolo asciugare all’aperto o mescolandolo con della segatura secca.

Essiccato il pellet, si procede al penultimo passaggio della produzione autonoma: la pellettizzazione. Grazie all’apposita macchina, si ha la possibilità di creare i bastoncini di pellet di circa 2 cm, che poi verranno appositamente conservati in un ambiente esclusivamente secco. 

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