Possedere una seconda casa rappresenta spesso un peso fiscale significativo per molte famiglie italiane.
L’Imposta Municipale Unica grava infatti pesantemente sul bilancio domestico, arrivando a rappresentare una spesa annuale considerevole che incide sul patrimonio immobiliare. Eppure, esiste uno strumento perfettamente legale che permette di ridurre drasticamente, e in alcuni casi addirittura azzerare, l’IMU dovuta sulla seconda abitazione. Si tratta del comodato d’uso gratuito, un contratto previsto dal codice civile che consente di concedere un immobile a un parente stretto senza richiedere un canone di locazione.
Questa soluzione, se applicata rispettando tutti i requisiti normativi previsti dalla legge e dai regolamenti comunali, può trasformarsi in un’opportunità concreta di risparmio fiscale. Non si tratta di evasione né di espediente discutibile, ma di un diritto riconosciuto dal legislatore per favorire la solidarietà familiare e l’utilizzo razionale del patrimonio immobiliare.
Come funziona il comodato d’uso per ridurre l’IMU
Il comodato d’uso gratuito consente di ridurre automaticamente del 50% la base imponibile su cui viene calcolata l’IMU della seconda casa. Questo strumento giuridico permette al proprietario di concedere gratuitamente un immobile a un parente di primo grado, ovvero figlio o genitore, che lo utilizzerà come propria abitazione principale. Il meccanismo è semplice ma rigoroso: il comodatario deve trasferire la propria residenza anagrafica nell’immobile e dimostrare di abitarvi stabilmente.

Dal punto di vista fiscale, la riduzione del 50% della base imponibile si traduce in un dimezzamento dell’imposta dovuta. Ad esempio, se l’IMU ordinaria ammonta a 1.000 euro annui, con il comodato scenderà a 500 euro. Il vantaggio diventa ancora più interessante nei Comuni che hanno deliberato l’equiparazione totale dell’immobile in comodato all’abitazione principale del comodatario: in questi casi fortunati, l’IMU può sparire completamente.
Questa agevolazione nasce dall’esigenza di sostenere le famiglie che si aiutano reciprocamente mettendo a disposizione un’abitazione senza scopo di lucro, rappresentando quindi un riconoscimento della funzione sociale dell’immobile.
I requisiti indispensabili da rispettare per accedere al beneficio
Per ottenere la riduzione IMU attraverso il comodato d’uso è necessario soddisfare contemporaneamente tutti i requisiti previsti dalla normativa vigente. Prima di tutto, il contratto deve essere redatto per iscritto e registrato presso l’Agenzia delle Entrate entro venti giorni dalla stipula, pagando l’imposta di registro e le marche da bollo previste. Il proprietario comodante può possedere al massimo un altro immobile oltre alla propria abitazione principale, oppure massimo due immobili complessivi se entrambi si trovano nello stesso Comune.
Fondamentale è che il comodatario stabilisca effettivamente nell’immobile la propria residenza anagrafica e dimora abituale, non potendo utilizzarlo come semplice seconda casa o domicilio occasionale. L’immobile concesso non deve rientrare nelle categorie catastali di lusso A/1, A/8 o A/9, escludendo quindi ville, castelli e palazzi di pregio storico-artistico.
Il proprietario deve risiedere nello stesso Comune dove si trova l’immobile dato in comodato. Infine, è necessario presentare la dichiarazione IMU al Comune entro il 30 giugno dell’anno successivo a quello in cui si verifica la variazione. Solo rispettando scrupolosamente tutti questi requisiti si potrà beneficiare legittimamente dell’agevolazione fiscale prevista.






