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E’ tornato il sole. La luce é importante per giornate come queste, celebra ed esalta forme, volumi e trasparenze che si fanno più incisivi… Ed è incisiva anche per il mio stato.
Al quinto giorno di una maratona senza sosta, il cielo nitido aiuta a non ‘soccombere’. Anche Isa è ispirante con le sue conoscenze tecniche e stilistiche e non sono da meno i suoi bocconcini di ginger, che mi propina amorevolmente per darmi ulteriore energia.
Si presenta sotto casa, come una vera Mary Poppins e per mia grande gioia, scorrazzeremo insieme per le vie del Brera Design District.

Nutrite dal solito caffè della mattina, saltiamo in macchina, che ci porta in Via Ciovasso dove il nostro primo appuntamento è con Ecal – University of Art & Design Lausanne. Una rassegna di oggetti, installazioni e fotografie, realizzati degli studenti della rinomata accademia svizzera. Incontriamo i giovanissimi designer e artisti, privi di malizia e ancora così puri da essere inconsapevoli della validità dei loro lavori.

Tra grandi marchi e ‘design for all’

Ci incamminiamo da Edra per una toccata e fuga alla presentazione della retrospettiva del loro marchio, scattiamo e…via. Niente di emozionante.

Stiamo per incontrare ‘Homeless’, la novità supportata dai Fratelli Campana. Un gruppo di tre giovanissimi hanno lanciato un concorso sui social network che unisce giovani e sconosciuti designer ad artigiani. In una produzione che include l’Italia, il Brasile e la Spagna e che, in futuro, prevederà molti altri paesi.
Trovo pane per i miei denti. Un’iniziativa che ha dato frutti ineccepibili, quasi a dire che dietro la nascita spontanea di un’idea, si cela sempre il segreto di un indubbio successo. Ma ciò che più colpisce di quest’iniziativa è la filosofia, ovvero quella di creare un design intelligente e a prezzi abbordabili.
Quindi, design in tutto il suo splendore e per lo più a prezzi ‘facili’. In Via Ciovasso sono presenti i venti finalisti di questo concorso e ‘l’illuminante’ lampada del vincitore.

Lasciamo Giorgio in zona Pontaccio e proseguiamo a piedi verso via San Marco: una breve escursione per ammirare le forme geometriche con le quali Ronald Gilad si è divertito a concepire le installazioni di Grado ° per Molteni.
Poco più in là, Dilmos espone una serie piuttosto vasta dei lavori sempre di Ron Gilad: The line, The arc, The Circle & The square. Idee tridimensionali che raccontano le forme semplici e la loro trasformazione da bidimensionali a tridimensionali e il mutare degli oggetti in una dimensione totalmente immaginaria con grande poesia e leggerezza.

Giriamo l’angolo e veniamo attratte da “Aspiranti Aspiratori” un altro concorso proposto da Elica, nota azienda di cappe aspiranti. Entrando, trionfano i tre stranissimi prototipi dell’artista Sissi.
Di fronte la Galleria Clio Calvi Rudy Volpi, presenta una serie di opere dell’architetto Andrea Branzi dedicate ai monoliti. Vasi, recipienti, basamenti, animali, insetti fanno parte dell’universo di questa sofisticata e poetica esposizione.

Nel cortile successivo mi precipito da Wall & Decò, adoro le loro proposte di carta per le pareti. Per questo Fuorisalone hanno presentato una carta da parati ‘OUT’. Molto più di un semplice rivestimento da esterni e, come cita il sottotitolo: ‘Non è il cemento, non è il legno, non è la pietra, non è l’acciaio, non è il vetro l’elemento più resistente ma è l’arte.’ E’ da questo concetto di Giò Ponti che trae ispirazione il nuovo progetto OUT.


Vado a trovare Ivan Baj che ha scelto Via Palermo per i suoi vasi Arcade, dall’aspetto satinato e che in realtà sono iridati. Una serie di vetri per la tavola ‘over size’ e la collezione ‘Mare nostrum’ che include tutte le gradazioni dei fondali marini. E’ sempre interessante il lavoro di Ivan, che resta coerente a se stesso e sempre originale.

Perdo la mia scheda ed è panico. L’impareggiabile Giorgio mi salva: l’aveva fotografata sul suo iPad. Lo chiamo, mi raggiunge, trascrivo l’infinito elenco e ripartiamo.

Di tappeto in tappeto

Alla volta di Kasthall, che presenta delle vetrine irresistibili dai colori del mare e abitate da branchi di pesci in latta e legno riciclato. Tappeti lavorati a telaio di ispirazione Ikat, sui toni blu e dell’azzurro. Ed infine un’installazione di tappeti di Paola Navone, in bianco e nero, con un sottile fil rouge che attraversa la stanza.

Di tappeto in tappeto, nel magnifico Chiostro dei Cavalieri del Santo Sepolcro la più bella presentazione di Nodus, che ha affidato ad una serie di designer internazionali il compito di interpretare il tappeto. Allestiti come fossero quadri contemporanei, si integravano perfettamente alla magia di un luogo senza tempo.

Ho proposto a Isa di fare un salto da Cape Best From Cape Town. Una nuova linea ideata da giovani designer fra cui l’ideatore e amico Kurt Stapelfeld e realizzati dalle mani di comunità Sudafricane. In un piccolo spazio diviso su due piani, si distribuiscono una serie di mobili intrecciati, dipinti e lampade, ma anche delle piacevolissime cornici in legno grezzo.

Tra artigianato e tradizione

Ed è ‘Pietra Carta Forbice’ per la mostra alla biblioteca di Santa Maria Incoronata. La proprietaria di una rinomata masseria pugliese, ha coinvolto una serie di designer per realizzare pezzi con materiali poveri e stimolare le strutture alberghiere ad arredare ‘con il bello e il poco costoso’. All’entrata, un grande gallo composto da vari materiali di recupero si fa notare, in un percorso di oggetti e mobili sostenibili.

Non vedevo l’ora di andare alla mostra esposta nell’ex galleria di Lia Rumma, dedicata ai grandi vasi in ceramica di Ferdinando Vassallo. L’artista ceramista di Salerno, ha consacrato i suoi bellissimi ‘vasi al vento’. Sostano, sontuosi e colorati, in una scenografia scarna. Una delle presentazioni che mi ha più colpito dove il confine fra arte e artigianato è labile e indefinibile.

La solidità del grande design

Proseguiamo verso l’amatissimo Michele De Lucchi che presenta le sue novità dal titolo ‘Sostare Penzolando’. Fra le tante, per la prima volta, una collezione di vasi in maiolica per l’antica ditta artigianale Ubaldo Grazia di Deruta. Partendo dalla tradizione rinascimentale del vasellame, tornito a mano e ancora miracolosamente perpetuata nel borgo umbro di Deruta, e attualizzandone le forme. I fondi e i magnifici decori sono dipinti a mano da Carol Brannigan su disegno di Michele De Lucchi.
Porto Isa alla Galleria Tallulah che presenta una linea davvero inusuale, soprattutto perché facilmente realizzabile con l’aiuto di un po’ d’immaginazione applicata ai mobili di recupero. Echo Kitchen è realizzata con piani da lavoro in legno recuperati, accessori in ferro colorato e pesi da culturista, che fungono da ruote per tavoli e sedie.

Anche la Galleria di Luisa delle Piane presenta l’essenzialità del design coinvolgendo l’astro del design francese Matali Crasset con una retrospettiva dei suoi geniali lavori che esprimono empatia e grande capacità di “dare ospitalità” con poco. Sa semplificare tutto, con un carattere poetico e pragmatico.

Ed infine, Austrian Design la collettiva di designer austriaci alla Pelota che, in un allestimento eco friendly, tra betulle e ispirazioni vegetali, presenta una vasta collezione che include tutto ciò che si può immaginare per un interno.

Brera a differenza delle altre aree, si presenta con una concentrazione di piccole esposizioni poliedriche, così come lo sono gli spazi che le accolgono. Ciò che più mi colpisce man mano che ci avviciniamo alla conclusione di questo percorso, è la fase ibrida che attraversa il mondo del design. Da una parte architetti che, portatori da sempre di grandi contenuti, proseguono con coerenza, cultura e conoscenza della materia; ognuno dei quali ha qualcosa da dire e lo fa con solidità. Dall’altra parte, una serie di brand che si ripetono, lasciando la memoria senza contenuti sufficienti. Ed è forse per questo che molte aziende affidano ai concorsi, le loro sorti, laddove i giovani portano idee incontaminate e ancora piene di speranze.

Alessandra Alessi Remedi

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Alessandra Alessi Remedi