Il mio living mi ha sempre messo davanti a una sensazione strana. Bello, ampio, luminoso, ma difficile da leggere. Ogni volta che entravo avevo l’impressione che il divano galleggiasse nel vuoto, la zona pranzo scivolasse senza un vero perimetro e lo spazio studio sembrasse un pensiero lasciato a metà. Un open space può essere liberatorio, ma quando manca un ordine naturale rischia di diventare una stanza che non parla, come se ogni funzione si appoggiasse lì senza prendersi un posto. Mi rendevo conto che non cercavo muri né grandi cambiamenti, volevo solo un modo per dare ritmo allo spazio senza togliere aria.
La parte più difficile era trovare qualcosa che non chiedesse lavori né fissaggi invasivi. Non volevo rinunciare alla flessibilità, perché so bene che gli spazi cambiano con il tempo e che un living deve crescere insieme alle abitudini di chi lo vive. La soluzione è arrivata un pomeriggio da Leroy Merlin, mentre guardavo strutture modulari senza un’idea precisa. Il colpo di scena è stato scoprire SPACEO, una linea pensata proprio per costruire sistemi autoportanti che funzionano come pareti leggere. Mi ha colpito subito la logica dietro il progetto, un’architettura semplice che permette di dividere senza chiudere, dare ordine senza appesantire.
SPACEO: la separazione leggera che cambia l’atmosfera
Colonne, basi, pensili, ripiani in profondità diverse diventano elementi da combinare in verticale e in orizzontale per costruire strutture che ricordano pareti leggere, ma con un carattere molto più flessibile. La possibilità di usarli schiena contro schiena o in linea crea già un’immagine chiara del potenziale, perché quello che nasce è una composizione compatta e autonoma che divide senza chiudere.
Rispetto a un mobile classico ha un’energia diversa, quasi architettonica. È questa modularità a renderlo ideale come divisorio, perché permette davvero di decidere quanto rendere piena o aperta la separazione. Chi vuole una mezza parete può alzare la struttura, chi preferisce qualcosa di più arioso può fermarsi prima e creare una linea che definisce senza interrompere lo sguardo.
Un aspetto che ho apprezzato subito è che SPACEO non obbliga ad ancorarsi al muro. Le basi larghe e le colonne doppie sono studiate per restare in equilibrio autonomo, un dettaglio che fa la differenza quando non si vuole compromettere la parete o quando si pensa di spostare la configurazione con il tempo. Anche gli spazi stretti non sono un limite, perché esistono moduli con profondità ridotte che si inseriscono senza invadere il passaggio.

Nel mio living ho scelto di usare due moduli affiancati in una finitura rovere chiaro, abbastanza alti da creare una divisione netta tra zona divano e zona pranzo, ma non tanto da diventare una barriera. La profondità contenuta, intorno ai trenta centimetri, permette di non sacrificare centimetri utili e di mantenere il passaggio fluido. La parte bassa l’ho chiusa con sportelli opachi per raccogliere cavi, riviste, giochi di società, tutte quelle cose che rendono un living vissuto ma che non si vogliono vedere. La parte alta invece è più leggera, con ripiani aperti che lasciano filtrare la luce e creano un ritmo verticale molto piacevole.
Dal punto di vista estetico SPACEO è pulito. La finitura che ho scelto si integra facilmente con il resto dell’arredo e crea quell’effetto da progetto curato che solitamente si associa alle soluzioni su misura. È uno stile molto contemporaneo, lineare e discreto, che lascia spazio agli oggetti senza sovrastarli.
La parte divertente è arrivata dopo il montaggio, quando ho iniziato ad allestire la struttura come farebbe un interior designer. Ho imparato che i ripiani superiori devono restare leggeri. Un vaso in ceramica, una pianta che scende morbida da un lato, un quadro appoggiato rivolto verso la zona pranzo.

Se si sceglie la finitura bianca entrano in gioco colori sabbia, tortora e legno naturale che creano subito armonia. Sul rovere invece bastano pochi dettagli neri per dare un carattere più moderno. L’illuminazione fa la sua parte. Una piccola lampada calda posizionata di lato trasforma la struttura in un elemento architettonico vero, un chiaroscuro che definisce e arricchisce senza urtare.
I vantaggi più evidenti sono arrivati mentre vivevo lo spazio. La divisione non ha ridotto la stanza, anzi l’ha resa più chiara, più leggibile. Ha creato un percorso naturale, ha dato un senso domestico più forte, come se ogni area avesse finalmente ritrovato il suo ruolo. Anche la percezione della dimensione è cambiata, perché quando una stanza è troppo aperta tende a sembrare dispersiva. Con questo tipo di confine invece il living sembra più grande e soprattutto più accogliente.
Dal punto di vista pratico la struttura offre contenimento senza pesare. Nasconde ciò che serve nascondere, organizza, dà privacy se qualcuno lavora al tavolo mentre qualcun altro guarda la tv. E la cosa più utile è sapere che posso modificarla, ampliarla o spostarla in futuro. Non è un divisorio definitivo, è un sistema che segue le esigenze della casa e della vita di chi ci abita.






