Condominio, questi soldi non sono più dovuti neanche se te li richiedono: non farti fregare

Vivere in condominio comporta inevitabilmente il pagamento di spese comuni, ma non tutti sanno che esistono situazioni specifiche in cui questi versamenti non sono più obbligatori per legge.

Molti amministratori continuano a richiedere somme che in realtà sono prescritte, approfittando della scarsa conoscenza normativa dei condomini. È fondamentale conoscere i propri diritti per evitare di pagare denaro non dovuto e tutelare il proprio portafoglio da richieste illegittime.

La normativa italiana prevede infatti dei termini di prescrizione ben precisi che fanno decadere l’obbligo di pagamento dopo un determinato periodo di tempo. Non si tratta di evasione o comportamento scorretto, ma semplicemente di far valere ciò che la legge stabilisce chiaramente a tutela dei cittadini che non possono essere perseguitati all’infinito per debiti condominiali.

La prescrizione delle spese condominiali: quando scatta la liberazione dal debito

Il Codice Civile italiano stabilisce con precisione i tempi di prescrizione per le spese condominiali, distinguendo tra quelle ordinarie e quelle straordinarie. Le spese ordinarie, che comprendono la manutenzione quotidiana, la pulizia delle scale, l’illuminazione e il riscaldamento centralizzato, si prescrivono dopo cinque anni dalla loro scadenza.

Un signora che fa i calcoli delle spese condominiali davanti ad un computer
La prescrizione delle spese condominiali: quando scatta la liberazione dal debito – designmag.it

Le spese straordinarie, invece, come i lavori di ristrutturazione del tetto, la sistemazione della facciata o l’installazione dell’ascensore, hanno un termine di prescrizione più lungo che arriva a dieci anni. Questo significa che se l’amministratore non ha intrapreso azioni concrete per recuperare il credito entro questi termini, il condomino moroso non è più tenuto legalmente a saldare quel debito.

Attenzione però: la prescrizione non è automatica e deve essere eccepita dal debitore, ovvero il condomino deve far presente all’amministratore che il credito è prescritto. Inoltre, esistono situazioni che possono interrompere il decorso della prescrizione, azzerando il conteggio dei tempi e facendolo ripartire da zero.

Come l’amministratore può interrompere la prescrizione e cosa succede ai debiti non pagati

La prescrizione può essere interrotta attraverso specifiche azioni legali che l’amministratore deve compiere tempestivamente. L’invio di una raccomandata con ricevuta di ritorno che richiede formalmente il pagamento delle somme dovute rappresenta il primo strumento per bloccare il decorso del tempo.

Ancora più efficace è la notifica di un decreto ingiuntivo, che costituisce un atto giudiziario vero e proprio capace di cristallizzare il debito.

Qualsiasi azione legale intrapresa davanti a un giudice per recuperare le somme non versate ha lo stesso effetto interruttivo. Quando la prescrizione viene interrotta, il conteggio dei cinque o dieci anni riparte completamente da zero. Ma cosa accade se un condomino non paga e il suo debito non si prescrive?

In questo caso, la legge prevede che l’importo non versato venga ripartito proporzionalmente tra gli altri condomini, che si trovano così a dover coprire la morosità altrui.

Per prevenire questa situazione sgradevole, molti condomini scelgono di costituire un fondo comune di garanzia o di affidarsi a società specializzate nel recupero crediti condominiali, tutelandosi così da eventuali inadempienze di singoli proprietari.

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