La vita condominiale è spesso terreno fertile per dispute e incomprensioni, specialmente quando si tratta di decidere le sorti delle parti comuni.
Se per molte delibere è sufficiente il voto della maggioranza dei millesimi, esistono interventi che richiedono il consenso di tutti i condomini, nessuno escluso. È il caso, come chiarito di recente dalla giurisprudenza, dell’abbattimento di alberi sani presenti nelle aree verdi condominiali.
Una decisione apparentemente ordinaria può nascondere, in realtà, implicazioni giuridiche di notevole peso, tali da rendere nulla una delibera adottata senza il rispetto delle regole previste dal Codice Civile.
Abbattere un albero sano è un’innovazione, non una manutenzione
Il nodo giuridico centrale ruota attorno alla distinzione tra manutenzione ordinaria e innovazione delle parti comuni. Tagliare un albero malato, pericolante o strutturalmente instabile rientra tra le attività conservative che l’assemblea può deliberare a maggioranza, in quanto finalizzate alla tutela dell’edificio e dell’incolumità dei residenti.

Tutt’altro discorso vale per gli alberi in buono stato di salute: in questo caso, la loro rimozione costituisce una vera e propria innovazione ai sensi dell’art. 1120 del Codice Civile, poiché elimina definitivamente un elemento che contribuisce al decoro architettonico e al valore complessivo dell’immobile. Quando un intervento altera in modo irreversibile una parte comune, la delibera assembleare è valida solo se approvata all’unanimità, ovvero con il consenso pari a mille millesimi.
In caso contrario, la delibera è affetta da nullità per impossibilità giuridica dell’oggetto. Questo principio tutela ogni singolo condomino dal rischio che la maggioranza possa imporre trasformazioni permanenti che ledono i diritti e gli interessi di chi non ha votato a favore.
La sentenza del Tribunale di Potenza: cosa cambia nella pratica
A fare chiarezza su questo principio è intervenuta la sentenza n. 586 del 4 marzo 2026 del Tribunale di Potenza, che ha dichiarato illegittime le delibere con cui un condominio aveva disposto l’abbattimento di tre cipressi di alto fusto, presenti nell’area verde comune da circa quarant’anni.
Le motivazioni addotte dal condominio chiome diradate, precedenti potature inadeguate, possibile produzione di polline allergenico non sono state ritenute sufficienti a giustificare l’eliminazione delle piante senza il consenso unanime. Il tribunale ha sottolineato che il pericolo meramente eventuale, il fastidio provocato dalle allergie o una parziale alterazione estetica non integrano uno stato di necessità tale da derogare alla regola dell’unanimità.
Un ulteriore elemento che ha pesato sulla decisione è stato il fatto che il condominio aveva abbattuto gli alberi mentre il giudizio era ancora in corso, compromettendo la possibilità di una perizia tecnica imparziale. Questo comportamento è stato valutato dal giudice come contrario ai doveri di correttezza e lealtà processuale, a ulteriore conferma che in condominio le decisioni sulle parti comuni devono sempre essere assunte nel rispetto delle regole, sia sostanziali che procedurali.





