Case popolari, la nuova sentenza stravolge tutto: ecco come verranno assegnate

Una rivoluzione silenziosa ma potentissima sta per cambiare radicalmente il sistema di assegnazione delle case popolari in tutta Italia.

Con la sentenza numero 1 dell’8 gennaio 2025, la Corte Costituzionale ha demolito un criterio che per anni ha regolato le graduatorie dell’edilizia residenziale pubblica: quello basato sulla durata della residenza o dell’attività lavorativa in un territorio. Da oggi non conta più da quanto tempo vivi o lavori in una città, ma esclusivamente quanto sei realmente in difficoltà.

Si tratta di una svolta epocale che ridefinisce completamente le priorità nell’accesso all’abitazione pubblica, spostando il focus dalla “storicità territoriale” al reale bisogno abitativo ed economico. Migliaia di famiglie che fino a ieri risultavano penalizzate in graduatoria potrebbero finalmente vedere riconosciuto il loro diritto fondamentale alla casa.

Stop al criterio della residenza: cosa cambia concretamente

La Corte Costituzionale ha dichiarato illegittimo il sistema che premiava chi risiedeva da più tempo in un territorio, indipendentemente dalle effettive condizioni economiche. Il caso specifico riguardava la legge regionale toscana numero 2 del 2019, che attribuiva fino a quattro punti aggiuntivi nelle graduatorie ERP in base agli anni di residenza anagrafica o di attività lavorativa continuativa nel territorio del bando.

Un giudice con davanti un libro di legge che sbatte il proprio martello da giudice
Stop al criterio della residenza: cosa cambia concretamente – designmag.it

Questo meccanismo, apparentemente neutro, produceva in realtà effetti discriminatori gravissimi: una famiglia in povertà assoluta appena trasferita per necessità veniva sistematicamente superata in graduatoria da nuclei familiari più “radicati” ma economicamente meno bisognosi.

La pronuncia della Consulta afferma con chiarezza cristallina che il diritto alla casa è un diritto sociale fondamentale tutelato dalla Costituzione e che le risorse pubbliche destinate all’edilizia residenziale devono prioritariamente raggiungere chi versa nelle condizioni di maggiore fragilità economica e sociale.

Il paradosso evidenziato dai giudici costituzionali è lampante: proprio le persone più vulnerabili sono quelle costrette a maggiore mobilità territoriale, spostandosi frequentemente per sfratti, precarietà abitativa o ricerca disperata di lavoro.

I nuovi criteri di assegnazione: il bisogno al centro

Dopo questa pronuncia, tutte le regioni italiane dovranno rivedere i propri regolamenti di assegnazione degli alloggi popolari, privilegiando esclusivamente parametri oggettivi di disagio abitativo ed economico. I nuovi criteri dovranno concentrarsi su elementi verificabili come il reddito familiare complessivo, l’ISEE, la presenza di minori o persone disabili nel nucleo, condizioni di sovraffollamento abitativo, situazioni di sfratto esecutivo o abitazione in immobili fatiscenti e pericolosi, presenza di patologie gravi che richiedono specifiche condizioni abitative.

Le graduatorie dovranno rispecchiare fedelmente una scala di priorità che mette al primo posto chi non ha letteralmente un tetto sulla testa o vive in condizioni di grave emergenza abitativa. Questo significa che un lavoratore precario con famiglia numerosa che vive in un monolocale sovraffollato avrà finalmente la stessa dignità e possibilità di accesso di un residente storico con situazione economica stabile.

Le amministrazioni comunali e gli enti gestori dell’edilizia pubblica dovranno rivedere completamente i bandi già pubblicati che contengono i criteri dichiarati illegittimi, e chi è stato escluso o penalizzato potrà presentare ricorso chiedendo la riformulazione della propria posizione in graduatoria.

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