C’è un modo di abitare il sottotetto che va ben oltre il semplice recupero di uno spazio difficile.
È quello che ha immaginato l’architetta Marta Cammarano per una mansarda romana ricavata all’interno di un palazzo d’inizio Novecento in stile Coppedè, uno dei quartieri più affascinanti e ricercati della capitale.
Il risultato è un pied-à-terre luminoso, informale e sorprendentemente elegante, dove la vera rivoluzione non sta nei muri, ma nella loro assenza. Al posto delle tradizionali pareti divisorie, sono gli arredi in muratura e il pavimento a raccontare lo spazio, guidando lo sguardo e definendo le funzioni con una leggerezza che pochi progetti riescono a raggiungere davvero.
Il pavimento come protagonista assoluto: il cotto napoletano che ridisegna lo spazio
Chi pensa che un sottotetto con soffitti inclinati e altezze variabili sia per forza un problema da risolvere non ha ancora visto come può diventare un punto di forza nelle mani giuste. In questa mansarda romana la svolta è arrivata da una scelta tanto semplice quanto coraggiosa: eliminare i grandi arredi che originariamente suddividevano lo spazio rendendolo chiuso e frammentato, e restituire agli ambienti una continuità visiva piena e fluida.
A definire le diverse zone living, cucina, camera, bagno non sono pareti o tramezzi, ma piccole quinte murarie e soprattutto il grande protagonista del progetto: il pavimento in cotto napoletano. Posato con uno schema che richiama il classico parquet a spina con fascia e bindello, il cotto smaltato e al naturale scandisce le funzioni senza mai interrompere il respiro dello spazio.

È un approccio che funziona particolarmente bene nelle mansarde, dove la continuità visiva è fondamentale per evitare l’effetto soffocante che i soffitti bassi possono creare. La palette cromatica fa il resto: terracotta e blu in tutte le loro sfumature dialogano in ogni angolo, creando un’atmosfera calda e contemporanea allo stesso tempo.
Muratura su misura: quando i limiti del sottotetto diventano soluzioni d’arredo
Uno degli aspetti più affascinanti di questo progetto è il modo in cui ogni vincolo architettonico è stato trasformato in una risorsa creativa. Il divano ad angolo, ad esempio, non è un mobile acquistato in negozio, ma un elemento costruito direttamente su una base in muratura posizionata nella zona più bassa della mansarda, pensato come parte integrante dell’architettura dell’ambiente.
Uno spessore minimo di 17 centimetri per le imbottiture garantisce il comfort necessario senza sacrificare la coerenza estetica del progetto. Anche la cucina segue la stessa logica: realizzata su disegno con struttura rivestita in cemento resinato, è parte del muro tanto quanto lo è il muro stesso.
Nelle zone dove il soffitto scende sotto i 150 centimetri altezza minima per l’abitabilità sono stati ricavati cassetti e ripostigli chiusi da ante su misura, trasformando uno spazio tecnicamente inutilizzabile in preziosa capacità di contenimento. Persino il bagno segue questa filosofia: il mobile lavabo nasce da una struttura metallica su cui è stato costruito uno spessore rivestito in piastrelle, con il lavabo incassato all’interno.






