Affittare una camera a nero, attenzione! La legge parla chiaro e rischi davvero grosso

Affittare o subaffittare una stanza in nero espone entrambe le parti a rischi fiscali e legali, evitabili rispettando le normative vigenti.

Affittare una camera può sembrare una soluzione rapida per guadagnare un’extra o per sfruttare al meglio lo spazio disponibile, ma in questi casi è fondamentale essere consapevoli delle implicazioni legali e fiscali di questa scelta. Ignorare le normative in materia può portare a conseguenze gravi, che molto spesso vanno ben oltre le semplici sanzioni pecuniarie.

Molti proprietari e inquilini sono tentati dall’idea di evitare le pratiche burocratiche legate alla registrazione del contratto di locazione. Questa scorciatoia, che può sembrare conveniente in un primo momento, può in realtà trasformarsi in un incubo legale. È quindi importante conoscere i rischi associati all’affitto in nero per evitare spiacevoli sorprese.

Affitto in nero: cosa dice la legge?

Affittare o subaffittare una stanza è consentito dalla legge, ma è necessario seguire specifiche norme sulla locazione. Non c’è differenza tra l’affitto di un’intera proprietà e quello di una singola stanza. La legge richiede che il contratto sia scritto e registrato per essere valido. I modelli di contratto includono il canone libero, concordato, transitorio, per studenti universitari e a breve termine, con durate variabili da 30 giorni a diversi anni.

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È essenziale registrare i contratti di affitto e dichiarare i canoni percepiti al fisco per evitare sanzioni (Foto Canva) – designmag.it

A prescindere dal tipo di contratto scelto, però, per affittare una stanza, è necessario seguire delle disposizioni standard e comuni a tutti i casi:

  1. Scegliere un modello di contratto previsto dalla legge.
  2. Registrare il contratto presso l’Agenzia delle Entrate.
  3. Dichiarare i canoni di affitto ricevuti al fisco.

Un contratto di locazione non registrato è considerato nullo, il che significa che non ha effetti legali. Affittare in nero significa non registrare il contratto di locazione e, di conseguenza, non comunicare i dati all’Agenzia delle Entrate. Questo porta a due tipi di evasione fiscale:

  1. Omesso versamento dell’imposta di registro.
  2. Mancata tassazione dei canoni di locazione.

Entrambi i soggetti, locatore e inquilino, sono responsabili per l’evasione dell’imposta di registro. L’Agenzia delle Entrate può richiedere il pagamento dell’imposta, con sanzioni, a entrambe le parti. L’evasione dell’IRPEF, invece, ricade esclusivamente sul locatore.

Oltre alle gravi conseguenze legali per entrambe le parti, bisogna considerare che né il locatore, né l’inquilino, potranno far valere i propri diritti in caso di problemi. Il prima, ad esempio, non può avvalersi della procedura di sfratto rapida in caso di morosità, così come non può obbligare l’inquilino a rispettare la durata minima legale del contratto, né far valere le varie clausole incluse nel contratto, come l’obbligo di ritinteggiatura a fine locazione.

D’altra parte, neanche l’inquilino che affitta una stanza in nero ha diritto alla normale protezione legale: se il proprietario decide di sfrattarlo prima del termine, non può ricorrere al giudice per chiedere il rispetto del contratto.

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