Una riforma radicale sta per rivoluzionare la gestione condominiale in Italia, introducendo requisiti molto più stringenti per chi vuole ricoprire il ruolo di amministratore.
La proposta di legge depositata alla Camera prevede l’obbligo della laurea triennale per tutti coloro che intendono gestire un condominio, siano essi professionisti esterni o semplici proprietari che amministrano il proprio stabile.
Questa novità rappresenta un cambio netto rispetto alla normativa del 2012, che lasciava ampi margini all’autogestione. Se da un lato l’obiettivo è quello di professionalizzare il settore e ridurre le controversie, dall’altro lato la misura solleva preoccupazioni concrete sul fronte economico: amministratori laureati e qualificati costeranno inevitabilmente di più, con un impatto diretto sulle spese condominiali che ricadranno su proprietari e inquilini. Si tratta di un cambiamento epocale che interesserà milioni di italiani.
Laurea obbligatoria e registro nazionale: le nuove regole per amministrare
La proposta prevede che chiunque voglia assumere l’incarico di amministratore debba possedere almeno una laurea triennale, eliminando così la possibilità di affidare la gestione condominiale a persone prive di una formazione universitaria. Non basterà più la semplice buona volontà o l’esperienza pratica accumulata negli anni.
Accanto all’obbligo del titolo di studio, viene introdotto un sistema di accreditamento centralizzato gestito dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy: tutti gli amministratori dovranno essere iscritti a un elenco ufficiale per poter esercitare la professione. La stessa logica si applicherà ai revisori condominiali, figure che dovranno possedere una certificazione Uni specifica per poter controllare i bilanci.

Queste misure puntano a garantire standard professionali elevati e a ridurre le irregolarità gestionali che negli ultimi anni hanno generato un numero crescente di cause legali. Tuttavia, la professionalizzazione del ruolo comporterà un inevitabile aumento dei compensi richiesti dagli amministratori, che dovranno recuperare gli investimenti fatti nella propria formazione e nel mantenimento delle certificazioni obbligatorie. Le conseguenze economiche ricadranno direttamente sulle famiglie, già gravate da spese condominiali in costante crescita.
Assicurazione obbligatoria e controlli annuali: più garanzie ma costi in aumento
La riforma introduce anche importanti novità sul fronte delle tutele e della trasparenza gestionale. Chi assume l’incarico dovrà presentare una polizza assicurativa personale che copra eventuali danni causati durante il mandato, senza la quale la nomina non sarà valida. Questa misura protegge i condomini da eventuali errori o negligenze dell’amministratore, ma rappresenta un ulteriore costo che si rifletterà sul compenso richiesto.
Tutti i movimenti finanziari dovranno transitare esclusivamente su un conto corrente intestato al condominio, garantendo piena tracciabilità. Nei complessi con oltre 20 proprietari diventa obbligatoria la nomina di un revisore con incarico biennale, mentre il rendiconto annuale dovrà essere depositato presso la Camera di Commercio, introducendo un livello di trasparenza simile a quello delle società.
Un’altra innovazione riguarda la sicurezza degli edifici: sarà obbligatoria una verifica tecnica annuale sulle parti comuni, affidata a società specializzate che rilasceranno una certificazione dello stato dell’immobile. Sebbene questi controlli aumentino la sicurezza e la tutela dei condomini, comporteranno spese aggiuntive significative.






