Riforma dell'edilizia: ora i tecnici saranno responsabili anche penalmente - designmag.it
La riforma del Codice delle costruzioni è in pieno svolgimento e, accanto agli aspetti positivi legati alla semplificazione delle procedure, stanno emergendo i primi nodi critici che preoccupano il mondo dei professionisti tecnici.
Al centro del dibattito c’è una nuova asseverazione che potrebbe essere introdotta a carico di architetti, ingegneri e geometri: certificare, sotto la propria responsabilità anche penale la correttezza dell’intera catena di titoli edilizi che ha portato allo stato attuale di un immobile.
Una misura già fortemente contestata dalle categorie professionali, che la giudicano squilibrata, potenzialmente ingiusta e difficile da applicare nella pratica quotidiana.
Il disegno di legge delega è stato ufficialmente depositato a Montecitorio e avvierà l’esame in commissione Ambiente dopo Pasqua. Nel frattempo, il Ministero delle Infrastrutture si sta già muovendo per definire i decreti delegati, con i lavori di Parlamento e Governo che procederanno in parallelo per rispettare i tempi previsti.
La riforma nasce con l’obiettivo dichiarato di modernizzare e semplificare il quadro normativo edilizio italiano, rimasto frammentato e stratificato nel corso dei decenni. È però proprio in questo contesto che emerge la disposizione più controversa: il professionista che firma l’ultimo titolo edilizio di un immobile dovrebbe farsi garante della regolarità di tutta la storia edilizia pregressa di quell’edificio, assumendosi responsabilità anche di natura penale per eventuali irregolarità risalenti ad anni o decenni prima.
Il presidente del Consiglio nazionale degli ingegneri, Domenico Perrini, ha definito questo meccanismo «squilibrato»: i tecnici sono pronti ad assumersi le responsabilità legate agli aspetti tecnici di loro competenza, ma non possono rispondere di atti e provvedimenti storici sui quali non hanno avuto alcun controllo, e la cui conoscenza compete in primo luogo al proprietario dell’immobile.
Le perplessità non arrivano soltanto dal mondo degli ingegneri. Anche i geometri esprimono dubbi concreti sulla praticabilità della norma. Il consigliere nazionale Marco Vignali sottolinea un problema di fondo: è impossibile asseverare lo stato legittimo di un immobile considerando l’intera catena dei titoli edilizi quando non si può avere la certezza che quei titoli siano effettivamente tutti quelli rilasciati nel corso degli anni per quel determinato fabbricato.
Il rischio reale è che il professionista firmi una dichiarazione incorretta non per negligenza, ma per l’oggettiva incompletezza di documenti che non dipende da lui in alcun modo. Secondo Vignali, dovrebbe essere il Comune che ha emesso i titoli e ne conserva gli archivi a garantire la completezza degli atti, non il tecnico privato che interviene in una fase successiva.
Una proposta alternativa su cui le categorie professionali puntano da tempo è quella del fascicolo del fabbricato: uno strumento digitale capace di ricostruire in modo trasparente e certificato la storia di ogni immobile, che renderebbe la verifica dei titoli pregressi più affidabile, tracciabile e giuridicamente sostenibile per tutti i soggetti coinvolti.