Questi tipi di legna non riscaldano: inutile usarli in casa anche se più economici - designmag.it
C’è una differenza enorme tra “fare atmosfera” e riscaldare davvero casa. In inverno, accendere il camino o la stufa sembra quasi un gesto automatico, ma non tutta la legna è uguale.
Alcuni tipi bruciano male, producono poco calore, sporcano la canna fumaria e possono persino creare situazioni rischiose. Il problema è che spesso la legna scadente costa meno, e questa convenienza apparente finisce per costare cara in termini di calore, manutenzione e qualità dell’aria respirata in casa.
In più, una combustione inefficiente aumenta le emissioni di PM2.5, particelle sottili dannose per la salute che si disperdono nell’ambiente domestico e all’esterno. Sapere cosa evitare è il primo passo per scaldarsi davvero bene.
Non tutto ciò che brucia scalda. Esistono diversi tipi di legna che, pur sembrando una scelta pratica o economica, si rivelano quasi inutili o addirittura dannosi una volta nel camino. Le conifere come pino, abete e larice sono ricche di resine, producono molte scintille e lasciano depositi appiccicosi nelle canne fumarie, aumentando il rischio di incrostazioni e richiedendo pulizie più frequenti.
La legna bagnata o verde è forse l’errore più comune: quando l’umidità supera il 20%, gran parte dell’energia prodotta dalla combustione viene consumata per evaporare l’acqua, riducendo drasticamente il calore sprigionato e producendo fumo denso e fastidioso. La legna marcia o friabile brucia male, porta con sé odori sgradevoli e disperde polveri nell’ambiente domestico, peggiorando la qualità dell’aria.
Da evitare assolutamente anche il legno verniciato, laccato o impregnato: tavole di mobili vecchi, infissi e recinzioni trattate rilasciano sostanze chimiche nocive nei fumi, pericolose sia per chi abita la casa che per l’ambiente circostante. Salice, pioppo e tiglio sono legni troppo leggeri che danno calore scarso e producono molta cenere, mentre i liquidi per accensione in ambienti chiusi generano fiammate improvvise tutt’altro che sicure, soprattutto in soggiorno.
La regola d’oro è puntare a una legna con un contenuto di umidità inferiore o uguale al 20%. Per arrivarci, la stagionatura è fondamentale e non va mai sottovalutata: le latifoglie dense come quercia e olmo richiedono almeno 12 mesi di stagionatura all’aperto, mentre alcune essenze più leggere possono bastarne 6.
Conviene spaccare i ciocchi, impilarli sollevati da terra e coprirli solo nella parte superiore per favorire la circolazione dell’aria e accelerare l’asciugatura. Un misuratore di umidità da ferramenta, strumento economico e facilissimo da usare, toglie ogni dubbio prima di caricare il camino.
Dal punto di vista del rendimento energetico, le latifoglie dense come la quercia offrono valori nettamente superiori rispetto a legni leggeri. La quercia può arrivare a 23,7 MBTU per corda, contro i 13,8 del tiglio e i 17,3 dell’olmo, una differenza concreta che si traduce in più calore con meno legna consumata.
Non va mai trascurata la manutenzione della canna fumaria: pulirla regolarmente riduce il rischio legato ai depositi di creosoto, una sostanza altamente combustibile che si accumula proprio bruciando legna umida o resinosa e che rappresenta una delle principali cause di incendi domestici.