designmag.it - Il divano contro la parete è un errore del passato: ecco come posizionarlo per rendere il salotto visivamente più grande
Anche pochi centimetri fanno la differenza, questo lo sappiamo benissimo e in salotto ancora di più. E’ per questa ragione che bisogna sempre valutare bene dove mettere il divano ed evitare l’effetto “sala d’aspetto”. Creare un passaggio d’aria tra la seduta e la parete è fondamentale per allargare la sensazione di spazio che, paradossalmente, sembrerebbe compresso, verso il muro. Questa disposizione non solo favorisce la circolazione della luce, ma definisce aree funzionali distinte senza bisogno di muri, elevando istantaneamente l’estetica dell’intero ambiente.
Spingere tutto il mobilio contro le pareti è un automatismo. Si pensa di liberare il centro della stanza e di guadagnare metri utili, ma nella maggior parte dei casi il risultato è opposto. Il perimetro diventa rigido, il centro resta vuoto e l’ambiente assume quell’aspetto un po’ impersonale da spazio di passaggio, più che da zona vissuta.
Quando divano, mobile TV e tavolini sono allineati al muro, la stanza perde profondità e dinamismo. L’occhio legge un unico blocco compatto e si ferma lì. Non c’è stratificazione, non c’è articolazione. Anche in salotti di 16 o 18 mq l’effetto può risultare piatto.
Lasciare uno spazio, anche solo di 15 o 20 centimetri, tra schienale e parete introduce una pausa visiva. Non è una questione teorica ma pratica: la luce naturale scorre meglio, soprattutto se arriva lateralmente, e le ombre negli angoli si attenuano.
La mente interpreta quello spazio come una porzione aggiuntiva di profondità. Se dietro il divano si intravede parete, pavimento o una luce radente, la stanza appare più articolata. Inoltre il divano smette di essere un elemento “incollato” e diventa una vera ancora che divide l’area relax dal resto dell’ambiente, soprattutto negli open space dove soggiorno e zona pranzo convivono.
Una volta creato lo spazio dietro lo schienale, vale la pena sfruttarlo. Una striscia LED posizionata a filo muro, nascosta alla vista, produce una luce radente che nelle ore serali enfatizza la distanza tra parete e seduta. Non serve un’illuminazione potente, ma un taglio morbido che sottolinei il profilo del divano.
In alternativa, lo spazio liberato può ospitare una lampada da terra ad arco che scenda sopra la seduta. Oltre a definire un angolo lettura, interrompe la rigidità della parete e introduce un elemento verticale che equilibra la composizione.
Una delle obiezioni più comuni riguarda il “retro”, spesso trascurato. Se il divano non ha una finitura curata sullo schienale, è comprensibile l’esitazione. In questi casi una libreria bassa, alta quanto lo schienale o poco meno, può risolvere due problemi: schermare la parte posteriore e aggiungere contenimento.
Un’altra soluzione efficace è inserire una sequenza di piante di altezze diverse. Non una barriera compatta, ma un filtro leggero che accompagni la linea del divano e crei movimento. In ambienti molto neutri questa scelta introduce anche una variazione materica senza appesantire.
In salotti rettangolari la posizione ideale è spesso parallela alla parete principale, ma avanzata di qualche centimetro per permettere il passaggio della luce. Se lo spazio lo consente, una consolle stretta dietro lo schienale può diventare piano d’appoggio per lampade, libri o piccoli oggetti, completando la composizione senza invadere.
Il tappeto è un altro elemento chiave. Deve essere sufficientemente grande da accogliere almeno le gambe anteriori del divano; in questo modo l’area relax viene delimitata e non sembra galleggiare al centro della stanza. In ambienti molto rigidi o troppo quadrati, sperimentare una leggera angolazione può rompere la simmetria e rendere la disposizione meno statica.
Staccare il divano non è sempre la scelta corretta. Se lo spazio di passaggio residuo scende sotto i 60 centimetri, il rischio è creare un corridoio scomodo. Allo stesso modo, se il retro non è rifinito o presenta cavi a vista e dettagli poco curati, l’effetto può risultare trascurato invece che progettato.
La differenza, come sempre, sta nelle proporzioni e nell’attenzione ai dettagli. Non si tratta di allontanare il divano per moda, ma di usarlo per costruire lo spazio in modo più consapevole.