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Freddo in casa anche con i riscaldamenti impostati a 21°: succede per questo motivo

Molte persone si ritrovano a vivere un’esperienza paradossale durante i mesi autunnali e invernali: nonostante il termostato segni 21 gradi, la sensazione di freddo persiste.

Si tratta di una situazione frustrante che spinge ad alzare continuamente la temperatura, con conseguenze dirette sulla bolletta energetica. Il problema, però, non risiede nel malfunzionamento dell’impianto di riscaldamento né nella nostra percezione soggettiva.

La vera causa è spesso legata a un fattore che viene sistematicamente sottovalutato: il tasso di umidità presente nell’ambiente domestico. Quando l’umidità supera determinati livelli, il comfort termico diminuisce drasticamente, facendo percepire temperature più basse di quelle effettive. Comprendere questa dinamica è fondamentale per migliorare il benessere abitativo senza necessariamente aumentare i consumi energetici.

Il nemico invisibile del comfort termico

Il tasso di umidità relativa nell’ambiente domestico gioca un ruolo determinante nella percezione della temperatura e dovrebbe mantenersi idealmente tra il 35% e il 60%. Quando questi valori vengono superati, soprattutto durante le stagioni di transizione come l’autunno, il corpo umano fatica a regolare correttamente la temperatura corporea. La pelle, infatti, utilizza l’evaporazione come meccanismo principale per disperdere il calore in eccesso e mantenere l’equilibrio termico.

Il nemico invisibile del comfort termico – designmag.it

In presenza di un’elevata umidità ambientale, questo processo viene ostacolato: l’aria satura di vapore acqueo impedisce l’evaporazione del sudore dalla superficie cutanea, creando una sensazione di disagio e freddo. I segnali della presenza di umidità eccessiva sono evidenti: finestre che si appannano al mattino, formazione di condensa su vetri e superfici, pareti fredde al tatto e quella tipica sensazione di “freddo umido” che penetra nelle ossa.

Durante l’autunno, le piogge frequenti e gli sbalzi termici tra giorno e notte contribuiscono ad aumentare l’umidità interna degli edifici, creando le condizioni perfette per questo fenomeno.

Muri freddi e radiazione termica: perché la temperatura dell’aria non basta

Le pareti domestiche si comportano come vere e proprie spugne durante i mesi autunnali, assorbendo l’umidità esterna e modificando le loro proprietà termiche. Un muro umido ha un’inerzia termica completamente diversa rispetto a uno asciutto: si riscalda con maggiore difficoltà e si raffredda molto più rapidamente.

Quando tocchiamo una parete in novembre e la percepiamo gelida, non si tratta di una semplice impressione soggettiva ma di un dato reale: quella superficie è effettivamente più fredda dell’aria circostante. Il corpo umano non percepisce soltanto la temperatura dell’aria misurata dal termostato, ma reagisce anche alla cosiddetta “radiazione fredda” emessa dalle superfici circostanti. Ogni oggetto o parete più freddo della nostra temperatura corporea sottrae calore attraverso questo meccanismo di scambio radiativo.

Ecco perché, anche con l’aria a 21 gradi, possiamo sentire freddo: le pareti umide irradiano continuamente una sensazione di gelo verso il nostro corpo. La soluzione non consiste semplicemente nell’alzare il riscaldamento, operazione che risulterebbe inefficace e dispendiosa, ma nell’affrontare il problema dell’umidità attraverso una corretta ventilazione degli ambienti e l’utilizzo di deumidificatori quando necessario.

Simone Nozza

Mi chiamo Simone Nozza e vivo in provincia di Roma . Sono uno studente universitario presso la sapienza.

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