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Daniel Libeskind racconta l’Olocausto nello spazio di un museo

[galleria id=”4855″]L’archistar Daniel Libeskind racconta la storia del salvataggio dall’Olocausto di 7000 ebrei danesi, che riuscirono a riparare nella neutrale Svezia a bordo di imbarcazioni da pesca, grazie alla realizzazione di un nuovo museo. Il riferimento a questo determinato episodio determina la morfologia dello spazio, definito da muri diagonalmente disposti, fessure e percorsi labirintici. Il progetto è poi arricchito da installazioni d’acqua e dalla presenza del legno di quercia, materiale con cui erano costruite le barche. Il pavimento, irregolare, realizzato con assi di legno, induce i visitatori a muoversi in maniera inconsueta e rivivono le sensazioni dei fuggitivi.

Il museo è stato realizzato nella parte più antica della Biblioteca Reale, la rimessa delle barche, che durante l’occupazione nazista servì da nascondiglio ad una bottega di manufatti della tradizione ebraica come rotoli e manoscritti.

Oltre alle vicende del 1943, la mostra permanente del museo narra la storia degli ebrei di Danimarca a partire dal diciassettesimo secolo.

Con questa nuova opera Libeskind si riconferma un appassionato interprete della storia che sa trasmettere grazie ad una sensibile progettazione dello spazio l’idea del dramma dell’olocausto ebraico producendo un architettura evocativo-educativa (Non a caso è lo stesso Libeskind ad aggiudicarsi il progetto per la costruzione del Memorial e dei nuovi edifici nell’area di Ground Zero a New York).

A differenza del museo di Berlino, dello stesso Libeskind, l’oscurità lascia il posto al colore chiaro delle pareti rivestite in legno di betulla e ai tagli di luce.

Sergio Romeo

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Sergio Romeo