Bonus amianto 2026: ecco come ottenere i soldi a fondo perduto per eliminarlo dalla tua casa - designmag.it
In Italia sono ancora milioni gli edifici costruiti prima del 1992 anno in cui l’amianto fu definitivamente vietato dalla legge che convivono quotidianamente con questo materiale altamente pericoloso.
Tetti in eternit, sottotetti, tubature, pavimenti: l’amianto si nasconde in molti angoli delle case più vecchie, spesso senza che i proprietari ne siano pienamente consapevoli. La buona notizia è che nel 2026 non bisogna affrontare questa spesa da soli.
Lo Stato mette a disposizione detrazioni fiscali generose e alcune Regioni offrono contributi a fondo perduto per coprire i costi della bonifica. Ecco tutto quello che c’è da sapere.
Quando si parla di “Bonus amianto” è importante chiarire subito una cosa: non esiste un’agevolazione dedicata con questo nome, ma ci sono due strumenti fiscali nazionali che coprono in pieno le spese di rimozione e smaltimento. Il primo è il Bonus Ristrutturazione, disciplinato dall’articolo 16-bis del TUIR, che l’Agenzia delle Entrate ha confermato applicabile anche ai soli interventi di bonifica dell’amianto, indipendentemente da altri lavori edilizi.
La detrazione ordinaria è del 36% su un massimale di 96.000 euro di spesa, suddivisa in dieci rate annuali, ma sale al 50% se l’immobile è la propria abitazione principale. Il secondo strumento è l’Ecobonus, accessibile quando la rimozione dell’amianto è collegata a un intervento di efficientamento energetico come la sostituzione del tetto con una copertura coibentata o l’installazione di un impianto fotovoltaico con un massimale di spesa che arriva fino a 100.000 euro per interventi di riqualificazione globale.
In entrambi i casi, è fondamentale ricordare l’obbligo di inviare la Comunicazione ENEA entro 90 giorni dalla fine dei lavori: un adempimento burocratico spesso dimenticato, ma che può compromettere l’intera detrazione.
Oltre agli incentivi nazionali, alcune Regioni hanno attivato bandi con contributi a fondo perduto per le spese di smaltimento dell’amianto, con importi e percentuali variabili da territorio a territorio. Un esempio virtuoso è quello delle Marche, che con una legge regionale del luglio 2025 ha aumentato il contributo massimo a 3.000 euro per intervento, pari al 60% delle spese di trasporto e smaltimento sostenute dai privati.
È fondamentale sapere che la bonifica dell’amianto non si può fare da soli: la legge italiana impone che l’intervento venga affidato esclusivamente a imprese certificate, con personale formato e attrezzature specializzate, poiché le fibre di amianto disperse nell’aria durante una rimozione improvvisata sono estremamente pericolose per la salute e possono causare patologie gravi e irreversibili, tra cui il mesotelioma pleurico.
L’azienda incaricata deve redigere un Piano di Lavoro da presentare alla ASL competente prima di avviare i lavori. I costi variano in base alla superficie, all’accessibilità e alla modalità di intervento: si può optare per l’incapsulamento, se il materiale è ancora integro, oppure per la rimozione completa. In linea di massima, le spese di solo smaltimento oscillano tra i 5 e i 15 euro al metro quadro, a cui si aggiungono quelle di rimozione e ripristino della copertura.