Vivian Maier, la bambinaia fotografa

Vivian Maier, la bambinaia fotografa

Vivian Maier ha trascorso la sua vita fotografando momenti di vita quotidiana senza mai mostrare il suo lavoro al pubblico. Ora è tempo di scoprire il caso fotografico che ha conquistato il mondo.

da in Mostre Design
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    Vivian Maier è colei che oggi conosciamo con il doppio appellativo di bambinaia-fotografa, una donna che ha vissuto la sua vita nascondendo al mondo la sua più grande passione, la fotografia, e che proprio al mondo che l’ha circondata deve tutto. Per anni, infatti, ha immortalato scene di vita quotidiana con la sua Rolleiflex, senza mai sviluppare le immagini e mostrare a nessuno il risultato del suo lavoro. Ma una donna tanto schiva e riservata come è potuta diventare così famosa senza esporre le sue opere? Celebre non lo è mai stata, mai fino a poco tempo fa, quando un giovane ragazzo, John Maloof, per un caso davvero fortunato, ha comprato all’asta i negativi della tata e li ha rivelati al mondo intero, svelando, in questo modo, la vera natura e il talento di Vivian Maier.

    Vivian Maier è nata a New York il 1° febbraio del 1926 ed è morta il 21 aprile del 2009. Quando i genitori si sono separati, lei è andata a vivere con la madre a casa di una sua amica, la signora Jeanne Bertrand, nel Bronx, una fotografa professionista. È stata proprio la donna a trasmettere alla giovane Vivian, e anche a sua madre, la passione per la fotografia. Ha lavorato per tutta la vita come bambinaia per le famiglie più facoltose di New York e Chicago e nelle case in cui si è trasferita per svolgere la sua mansione ha sempre portato con sé le scatole nelle quali ha custodito il suo lavoro fotografico. Prima della sua morte, le ha messe in un magazzino in affitto; dopo aver saltato qualche mensilità, le sue cose sono state messe all’asta. Vivian Maier è morta in una clinica privata, pagata dai fratelli Gensburg, dei ragazzi che ha cresciuto durante la sua attività di tata.

    Persone in strada

    Dopo aver venduto una proprietà di famiglia, Vivian Maier ha acquistato una Rolleiflex, un’ottima fotocamera del tempo. Grazie a questa ha catturato la società americana dopo la seconda guerra mondiale, immortalando momenti di vita quotidiana, attimi che ha sempre considerato unici e irripetibili. Ogni scena che per lei potesse avere un qualunque significato, ogni persona, ogni smorfia e ogni dettaglio sono finiti nel suo archivio, custodito e catalogo con maniacale professionalità. Il lavoro di fotografa l’ha sempre svolto in gran silenzio, nel suo giorno libero e in giro per il mondo, quando ne ha avuto il tempo e la possibilità. È considerata anche la prima vera realizzatrice di selfie, ma non certamente perché avvezza a mostrarsi, bensì perché si è sempre considerata parte integrante del mondo circostante che ha amato come un figlio. Negli anni ’70 ha acquistato una Leica, cambiando in questo modo prospettiva (passando dall’obiettivo all’altezza del ventre all’occhio) e passando alle immagini a colori.

    I figli delle famiglie che l’hanno assunta l’hanno sempre adorata e da lei hanno imparato molto. Vivian Maier, durante le passeggiate con i più piccoli, si è spesso recata nei posti più malconci della città, per mostrare la crudeltà della vita ai bambini agiati e per spalancargli la mente. Anche loro sono stati spesso protagonisti dei suoi scatti.

    Bambini con carrozzina

    Tutto le foto di Vivian Maier sono state raccolte in un grande archivio curato da lei stessa. Ha sempre portato il suo lavoro con sé fino a quando, rimasta per un periodo senza uno spazio adatto per custodirlo, ha preso in affitto un magazzino e qui ha riposto la sua arte. Per mancanza di qualche mensilità versata, il contenuto del deposito è stato preso e messo all’asta. Per 380 dollari l’ignaro John Maloof ha acquistato il materiale fotografico di Vivian Maier. Nessuno, infatti, ha potuto immaginare cosa ci fosse dentro le scatole messe in vendita. Maloof, una volta fatta la grande scoperta, circa 150mila negativi, pellicole non sviluppate, filmati in super 8 e 16 millimetri, si è messo subito sulle tracce dell’artista, senza mai riuscire ad entrare in contatto con lei.

    John Maloof, con l’aiuto di Charlie Siskel, noto produttore cinematografico, si è messo sulle tracce di Vivian Maier, cercando di ricostruire la sua storia. Dopo aver trovato anche le foto a colori, ha contattato il Moma di New York, il quale non ha voluto esporre le opere della fotografa bambinaia perché non trattano artisti postumi. I due hanno lavorato al film documentario ‘Alla ricerca di Vivian Maier’ basato sulla sua vita, concedendo a lei la giusta visibilità e fama. Ad oggi, Maloof lavora per l’archivio Vivian Maier e organizza tutte le sue mostre nel mondo. Chi vuole vedere le sue opere, può recarsi a Milano, presso la Fondazione Forma, e assistere alla personale Vivian Maier. Una fotografa ritrovata, aperta dal 20 novembre al 31 gennaio.

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