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Vertigini e vanità: dall’emulazione all’evoluzione dello stile

Vertigini e vanità: dall’emulazione all’evoluzione dello stile
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    Vertigini e vanità: dall'emulazione all'evoluzione dello stile

    La polarizzazione sociale è una caratteristica di tutti i paesi capitalisitici, e in particolare, ma non solo, di quelli più avanzati. Eurostat stima che 120 milioni (oltre il 20%) di europei siano minacciati dalla povertà e dall’esclusione sociale. Questo mentre i mercati finanziari sono aumentati globalmente di circa il 15% solo nell’ultimo anno. Un complesso contraddittorio di fenomeni che toccano e destabilizzano ulteriormente la classe media, così numerosa e spensierata fino a pochi anni fa. Il gruppo degli achievers, gli aspirazionali ultraconsumatori, un tempo corteggiati dall’universo delle brand e delle griffe, della stampa e delle tv, vagano sbandando tra inclinazioni depressive e tentazioni trash esibizioniste. Un vortice di sensazioni e umori che trovano rappresentazione in spazi e ornamenti ipnotici, che diventano veri e propri inganni ottici.

    vertigine e vanita

    De Chirico Retail: la Hit Gallery di Hong Kong (gruppo Itierre) è stata disegnata da Fabio Novembre, ispirandosi alle opere surrealiste di De Chirico. Il risultato sta a metà tra la giostra degli specchi e i castelli impossibili di Escher. Uno degli esempi più precisi di questo stile.

    Sospensione su nero lucido: l’artista inglese Antony Gormley ha sviluppato una nuova spettacolare installazione nella Deichtorhalle, il grande museo di Amburgo. Uno spazio di circa 4000 mq, alto 19 metri. Qui, un immenso piano riflettente sta sospeso a 7,5 metri da terra, sul vuoto, oscillando. L’intenzione è di portare il visitatore a sperimentare nuove matrici spazio temporali. Solo il visitatore è protagonista dell’installazione.

    PsichoGraphic: Ivan Navarro ha rappresentato il suo paese, il Cile, alla Biennale di Venezia del 2009. Da allora ha lavorato in tutto il mondo: MoCa, Miami, Rotterdam, Prague Biennale…. Navarro realizza complesse strutture luminose, di grandi dimensioni, partendo da riferimenti colti all’astrattismo geometrico e al costruttivismo. Vortici di luce psichedelica, percorribili fino alla perdizione.

    colori

    Una cartella bipolare. Da un lato, molto elegante, sicura, classica, ma abbastanza aggiornata. Molto più aggressiva che in passato, per la presenza più forte di rosso-neri e bianco-neri.

    Al tempo stesso anche rassicurante, con i cipria, il rosso e il rosa cotti. Accostamenti che rischiano di disorientare. Più evidenti i riferimenti agli anni ’80.

    grafica

    Si conferma la cura e la professionalità delle esecuzioni. Sopravvive il valore della tecnica, del “buon mestiere”. Prevalgono evidentemente le soluzioni ingannevoli, i giochi ottici alla Escher, i segni mutevoli, che nascondono immagini oniriche sotto un’apparente geometria. Citazioni ed effetti optical sono potenziati dall’uso massiccio del 3D (una tecnica ormai onnipresente) e di colori fluo.

    ambienti

    In un mondo che si mantiene fedele alle firme e alle star del design, unici riferimenti permanenti, si introducono soluzioni spaziali vertiginose, estranianti, con specchi e giochi di luci che ingannano la percezione. Composizioni psicotrope trasportano l‘ospite verso mondi illusori, con effetti Droste che moltiplicano spazi fino alla nanodimensione.

    costumi

    Domina il maschio androgino (Dior, Kris Van Assche) e la donna algida e statuaria, moderna Minerva annoiata (Marc Jacobs, Jason Kibbler). I disegni sono geometrici e optical, più spesso in bianco e nero. In altri casi, il rimando è sempre al buon passato degli anni ’60 e alla figura del bravo studente universitario.

    Il lato smart dell’electro pop, un giusto equilibrio tra sperimentazione e orecchiabilità, musica per sfilate e vernissage, seduttiva ma minimalista. Chillout, dream pop, echi vintage per ipnotizzare e rilassare.

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