Maison & Objet 2010: premio a Philippe Starck per designer dell’anno

Maison & Objet 2010: premio a Philippe Starck per designer dell’anno

Pilippe Starck ha ricevuto il premio come miglior designer dell'anno all'ultima edizione della fiera parigina Maison e Objet, dedicata all'arredamento e al design

da in Fiere & Eventi di Design, Maison & Objet, Philippe Starck
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    Philipppe Stack ha ricevuto il premio per Designer dell’anno 2010 all’ultimo Maison & Objet di Parigi. Una conferma di un talento che ormai lavora da trent’anni nel “suo” campo. Starck era presente in parecchi stand della fiera, praticamente esposto ovunque per Alessi, oppure in outdoor con la serie Play di Dedon. La consegna del premio è l occasione per una lezione: “bisogna mantenere il distacco dal proprio successo o insuccesso. Il mio successo è straordinario, ma l’ ho confinato in una bolla (…) diversamente dai designers che rimangono legati ai propri prodotti, a me non interessano affatto. Questo distacco mi ha reso sempre un outsider di questo business.”

    Queste le parole di un designer che per sua stessa ammissione non si interessa effettivamente ne di design, architettura o interni, che non ha scelto questo mestiere ma che ci si è trovato dentro e che in famiglia non era visto di buon occhio dal il padre ingegnere spaziale. Così commenta il premio: “il mondo del design si divide in due: senza falsa modestia, ci sono io, che stò qui da trent’ anni e poi ci sono i cicli di designer alla moda che generalmente durano tre o quattro anni. (…) il segreto è sfuggire alla moda e lavorare di stile.”

    Ma si parla anche di etica: “I miei progetti vengono da una serie di intuizioni o etica.(…) la mia ragione di esistere è servire d’aiuto ai miei amici, mia moglie, la famiglia e la società. Spesso amo descrivermi come un aiuto domestico che è benvoluto dai suoi datori di lavoro.”

    A chi lo accusa di incoraggiare gli eccessi del lusso capitalistico risponde: “se tutto quello che facessi fosse disegnare alberghi di lusso e superyachts da milioni di euro, le critiche avrebbero ragione di esistere.

    Ma non è il mio caso: lavoro anche per la classe non privilegiata. Lavorando per i più ricchi ho modo di sviluppare idee (…) che utilizzo in ogni campo.”

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