Kartell: un pouf di nome Ok, da Fabio Novembre

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Foto: Kartell: pouf Ok

Tra le novità presentate da Kartell al Salone del Mobile 2011, una in particolare non è passata in secondo piano nonostante le dimensioni ridotte dell’oggetto. Si chiama Ok ed è un pouf che porta la firma del giovane designer Fabio Novembre. Il nome Ok, monosillabico, potrebbe derivare dalla lingua di una popolazione nativa americana, o dal Bantu degli schiavi africani, o ancora dalla guerra di secessione americana, mentre altri sostengono che sia semplicemente il contrario di KO. La verità è che la parola OK è diventata un principio positivo universale associato al gesto della mano chiusa con il pollice esteso che punta verso l’alto.

Quel pollice opponente che permette qualunque tipo di presa, distinguendo i primati dagli altri animali.

In questo momento di buio, provare a fermare quel gesto, imprimendolo in un cubo di plastica trasparente realizzato in stampaggio rotazionale, assume un valore propiziatorio positivo.

Il materiale utilizzato è il policarbonato trasparente o colorato in massa che tanto è caro al marchio Kartell e che ne ha fattola storia.

I colori disponibili per questo pouf sono il cristallo, il cioccolato,il fumé e il verde oliva.

Lun 13/06/2011 da Sergio Romeo

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Marilena 14 marzo 2012 03:35
Subtract karmaAdd karma

Due considerazioni: non digmiunsiago il successo divulgativo di un blog o di qualsiasi altro sistema informativo da chi produce l’informazione. Sono convinto che non sei meno valente pedagoga di quanto tu sia ottima divulgatrice. Ne faccio conseguire che l’apporto umano e8 la variabile pif9 importante , seguito poi ovviamente dal supporto tecnico dalle strategie comunicative e cosec via.Secondo punto: puf2 la scienza porsi anche come maestra di vita e non solo come guida della conoscenza? Possiamo basare lo sviluppo di una morale “nuova” sull’aumento delle conoscenze scientifiche, incluse chiaramente quelle sul cervello e sui suoi meccanismi di funzionamento? e per ottenere questo, non e8 forse necessario, insieme all’intensite0 passionale sia nella divulgazione che nella ricerca, l’abbandono di quella protervia e presupponenza che, purtroppo, sempre pif9 spesso vedo in giro?Mi riferisco in particolare al fenomeno che si potrebbe profilare: l’imperioso sviluppo di una disciplina o indirizzo culturale, che finisse con il soffocare le altre creando i presupposti (anche se solo teorici) per una specie di “dittatura” culturale. ipotesi orwelliana quanto vuoi, ma non cosec incredibile, e che appartiene a ogni compagine culturale chiusa e proterva, vedasi creazionismo da una parte e darwinismo dall’altra: per certuni, chi tocca queste reliquie, muore!E che mi scordavo di reiterare i complimenti? reitero, reitero![#paopasc]

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