Fuorisalone 2012, Day 3: zona Magenta – Tricolore

Alessandra Alessi Remedi della rubrica L'inconsueto, nel terzo giorno del Fuori Salone 2012, esplora la zona Magenta - Tricolore a caccia di idee per le superfici, giochi tattili e materiali pregiati e inconsueti

da , il

    E’ il caso di dirlo: Day 3… il giorno ‘del latte alle ginocchia’. Mi sono divertita ‘palleggiando con le parole’ con il ritrovato Giorgio: gli lanciavo un ‘frattale’ e lui mi rispondeva con ‘frattaglie’. E mentre mi conduceva alla Triennale, gli dicevo che quest’anno si percepisce a tratti ‘il troppo rumore per nulla’ e lui ribatteva con un: ‘troppo nulla per tanto rumore’.

    Insomma, Giorgio è insuperabile.

    Il tempo scandito sulla mia tabella di marcia non lascia tregua e fa di me, al terzo giorno, un maratoneta affamato di ispirazioni e affannato per la fretta con la quale le assorbe.

    Il terzo giorno è stato dedicato a zona Magenta: a partire dalla Triennale, il ‘tempio’ del design, per poi inoltrarmi nel cuore dei cortili dai mille anfratti, il sempre magico Museo della Scienza e della Tecnica e alcuni chiostri da scoprire, incontrati qua e là.

    E’ stato il giorno delle superfici e della materia che si aggrega e dissocia. Tattilità delle cose: un elemento con cui giocare e che può cambiarti la prospettiva. Marmo leggero e trasparente, tessuti pesanti, legno reso freddo, piccoli dettagli da immaginare e costruire con garbo.

    Il frastagliato universo delle texture

    Ero già pronta ad affrontare la Triennale, grazie all’infinità di preview ricevute, e devo dire che ho ritrovato esattamente ciò che avevo immaginato leggendole, come fossero state una promessa mantenuta.

    E allora via: entrando sulla destra si incontra MarmoMacc con l’esposizione Mutable Spirit, spirito mutabile. Una rassegna di aziende che trattano la pietra e il marmo e che si sono concesse all’interpretazione di designer internazionali. Designer che ben interpretano quanto questi materiali siano alchemici e si trasformino rivestendo moduli, complementi e superfici, offrendoci nuove prospettive sul marmoreo materiale e rendendolo mutabile.

    Segue Interfacce, con l’installazione Metropolis.

    Leader mondiale nella produzione di pavimenti tessili modulari e altamente performanti, affida il compito di comunicare il prodotto, per questo Fuorisalone, all’architetto e fashion designer Francesco Maria Badini. E lo fa, partendo dall’origine di ogni creazione, la luce, in quello che appare come un parco delineato da grandi ‘stele’ che spuntano dal pavimento, tracciando un sentiero luminoso che evidenzia colori e venature delle superfici.

    Nella galleria che precede la caffetteria, trovo pane per i miei denti. Per un’appassionata come me di Lego, ritrovarsi in un tete à tete con un gigantesco pannello sul quale poggiano 45 progetti, 45 coloratissimi modellini in Lego, realizzati da altrettante artiste e scienziate che interpretano il tema della costruzione, è come godere appieno di una fase di regressione, per giunta legittimata.

    Case, città, villaggi, grattacieli, poltrone, perfino un improbabile percorso ferroviario a forma di cuore, interamente realizzati con gli amati mattoncini. Un progetto davvero originale, ideato e curato da Alberto Pizzati Caiani per la Triennale e il Politecnico di Milano.

    Dal piacere del costruire a quello del colore, applicato alle sedute ‘Iperboliche’ di Alessandro Ciffo. Un omaggio ad artisti che interpretano le poltrone attraverso l’elemento cromatico. Ogni pezzo, come fosse un racconto, si compone in un’unica storia in undici versioni diverse per una sola poltrona. La protagonista che recita le sue cromie, regalando sfumature di colori su resina. Un’espressione divertente per 11 pezzi unici, over size, ludici, pittorici, laddove la funzionalità cede il passo alla presenza.

    E si parla di briciole di legno, per non usare il termine ‘recupero’ ormai obsoleto per l’abuso che ne si fa. Per restare in tema Riva 1920 sceglie di promuovere alla Triennale, il secondo concorso di idee per la progettazione di un tavolo, realizzato con le briciole di legno, ovvero in legno scartato. I frutti del progetto sono esposti in un suggestivo allestimento, animato da pile di buste imbottite, timbrate e intestate che, si immagina, contenessero le tante idee dei partecipanti.

    Su un grande piano centrale sono disposte le miniature di mobili in briciole di legno, realizzate da progettisti eccellenti, fra i quali trionfa il ‘Briccolone’ di Michele De Lucchi: una grande installazione verticale in tronchi di legno.

    Continuando il mio percorso in Triennale, che equivale ad attraversare a piedi un’intera area di Milano, per la concentrazione di eventi in spazi espositivi, giungo sulla soglia di una sorta di stanza degli specchi di Abet Laminati. ‘Parade’, di Giulio Iacchetti, è una collezione di 12 decori su moduli in laminato, sui quali poggiano disegni a mano libera, realizzati con tecniche pittoriche differenti. L’effetto è quello di poter ‘sfogliare’ delle mazzette di campioni, ma in scala extra large. Un omaggio al celeberrimo catalogo Abet che, con le sue mazzette colorate, ha diffuso le proprie proposte negli studi dei creativi.

    Aldo Cibic, incontrato l’altro giorno alla presentazione della sua nuova linea di tappeti, mi aveva parlato del progetto ‘Wonderoled’: magnifici lampadari progettati per una nuova interpretazione della luce ‘oled’, che anticipano una nuova tecnologia del led. La mostra presenta 5 modelli, di cui quattro progettati da Cibicworkshop (Aldo Cibic e Tommaso Corà) e uno da Thierry Gaugain.

    Cascate di luci, come fossero una fonte naturale e non più così artificiale, e un albero di luci, a sottolineare lo spirito di questa avanguardia, laddove il benessere e l’estetica fanno del design una prerogativa più che mai vivibile.

    Riprendendo in mano in mio ‘piano di battaglia del design’, con Giorgio decidiamo di andare in Corso Magenta, dove Fontana Arte presenta alcune lampade di Gio Ponti, altre di Pietro Chiesa, Max Ingrand e Gae Aulenti in una cornice davvero unica: la casa degli Atellani. Un antico palazzo le cui colonne si lasciano invadere da grandi campane, che sembrano dialogare con quelle di Santa Maria delle Grazie. Non c’è nessuno, solo Giorgio ed io, e vedendo i pedoni che passano come nulla fosse, inizio a domandarmi se ciò che vedo è reale o surreale. In ogni caso è magico.

    Risalgo in macchina alla volta di Rossana Orlandi, altra maratona. Una marea di persone che circolano bevendo e mangiando, in effetti sarebbe anche l’ora di mangiare, ma preferisco non fermarmi. Entrando, riconosco le forme di Nacho Carbonell, l’artista designer spagnolo, che animano alcune lampade. Indagando scopro un nuovo brand olandese: BOOO. La prima sfida, la prima presentazione che illumina di LED lightbulb. Bulbi luminosi, interpretati da Nacho Carbonell e Formefantasma. Null’altro che bulbi, raccontati in varie forme e dilatazioni luminose.

    Facendomi largo fra la lo sciame di persone, come fossi stata in coda all’entrata di un cinema globale, ho cercato di percorrere i couloirs, fermandomi laddove ritrovavo l’entusiasmo che l’interesse per una forma, un materiale oppure una novità possono suscitare, saltando a piè pari alcune presentazioni, per poi concentrarmi sui mobili appena nati e realizzati da Enrico Marone Cinzano. Utilizza legni di recupero, vetro e giunture in ferro a bande larghe e dal color ruggine, per realizzare pezzi sontuosi nella loro essenzialità.

    Terza novità e anteprima: la prima collezione home di Antonio Marras, presentata in una stanza su due piani. Mobili e pareti rivestiti da un’attenta ricerca di tessuti vintage, tipicamente sardi. In un patchwork di fiori, righe e grisaglie a mò di ‘chinoiserie’ che si presentano, incorniciati, da una cascata di applique in ceramica bianca sulle quali risaltano la moltitudine di abat-jour in tessuto Antonio Marras.

    Non posso fare a meno di pensare che per quanto originale o divertente possa essere, preferirei che gli stilisti proseguissero sulla via della moda, lasciando che il design sia gestito da chi nasce con quel DNA.

    Continuando il mio percorso incontro gli animali in fil di ferro colorato di Benedetta Mori Ubaldini. Una mucca rosa, un maiale arancio, una giraffa e un panda, la testa di un rinoceronte rosso e una serie di funghi, sono solo alcune delle creature ludiche dalla forte presenza decorativa di quest’artista.

    Il tempo incombe, scandito da una tabella di marcia davvero troppo intensa. Siamo diretti in Via Solari dove Anatomia del design, presenta in un temporary store, una serie di giovani e sconosciuti designer. Mi soffermo solo su una serie di piastrelle incise e colorate che, unite una con l’altra, formano un tappeto componibile. Una nuova linea ungherese, presto distribuita in Italia.

    Finalmente trovo quel senso di inconsuetudine, che cerco costantemente, e che spesso si esprime nelle idee più semplici. E mi ritorna alla mente ciò che Humberto Campana mi disse quando andai a trovarlo a San Paolo affermando: “Il Brasile è da sempre in crisi e la crisi stimola la cratività”.

    Prossima tappa: l’oratorio di Sant’Ambrogio, dove il mio caro amico Jacopo Foggini ha allestito, in una bacheca in vetro, una serie di cuori multicolori che si dilatano come fossero acqua, le cui sfumature si confondono l’una nell’altra. Una presentazione poetica e intensa, in un’atmosfera sacra, così come lo è il cuore umano.

    Di corsa in Via Sacchi 5, dove il nuovo marchio americano ‘environment’ si è stabilito con una vetrina su strada, che non lascia trasparire il basement che accoglie una vasta collezioni di mobili straordinari, presentati anch’essi come in un interno, dove è piacevole sostare, assaporando un’atmosfera internazionale. Le linee sono essenziali, ma il cui forte sapore è dato dalla consistenza di legni brasiliani che, come si sa, sono impareggiabili e fanno la differenza. Mobili organici e contemporanei esteticamente ineccepibili.

    Ultima tappa per un incontro inconsueto e ricco di riferimenti con Vincent Darré, della Maison Darré. Mi accoglie nella bellissima cornice di un palazzo seicentesco, in un susseguirsi di grandi sale vuote e animate da stucchi, nelle quali ha adagiato la sua nuova collezione di tappeti ispirati a De Chirico. Colori schietti, che animano simbologie astratte. E’ il mio ultimo appuntamento e lo trascorro ascoltando i racconti onirici fra passato, presente e futuro di Vincent, che mi mostra la stanza dei collage: una serie di foto nelle quali sono ritratti i suoi amici fra i quali spiccano Lulù de La Falaise, Luchino Visconti e un’infinità di personaggi che hanno contribuito ad ispirare la sua vita per nulla banale.

    Concludo così una lunga giornata, alla ricerca dell’inconsueto, ma che purtroppo, a differenza dell’anno scorso, di inconsueto presenta ben poco. Forse in un’epoca di crisi, in una civiltà ormai abituata al consumismo sfrenato, è importante ritornare all’essenza, per ritrovare l’anima anche nelle cose. Un augurio a guardare al futuro con più rispetto.

    Più letti